Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:46
In evidenzaAggiornato alle ore 10:46
Attualità

Forte dei Marmi ricorda Fulco Ruffo di Calabria, asso dei cieli

Grande aviatore insignito della medaglia d’oro al valore mentre era ancora in vita

Un giardino a suo nome Il principe Fulco Ruffo di Calabria

Un aereo italiano affronta, da solo, cinque velivoli nemici. Riesce ad abbatterne tre, e a mettere in fuga gli altri due. Impresa clamorosa, che frutta all’eroico aviatore protagonista, l’asso dei cieli Fulco Ruffo di Calabria, una delle rarissime medaglia d’oro al valor militare attribuite in vita, e non alla memoria. «Erano gli anni della prima guerra mondiale, quelli che videro le prodezze della famosa Squadriglia degli Assi - racconta il nipote del grande aviatore (del quale porta il nome) Fulco Ruffo di Calabria - cioè la 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia, comandata dal leggendario Francesco Baracca. Ed eroe mio nonno lo fu davvero: oltre che con quella d’oro fu infatti decorato anche con due medaglie d’argento e quattro di bronzo». Proprio per ricordare questa straordinaria figura di «cavaliere dell’aria», lunedì 24 a Forte dei Marmi, dove il principe morì nel 1946, gli verrà intitolato il «Parco Fulco Ruffo di Calabria». Madrina dell’evento sarà la principessa Astrid del Belgio, in rappresentanza di sua madre Paola, regina madre dei Belgi. Paola è infatti l’ultima dei sette figli del grande aviatore, e dunque zia dell’attuale Fulco Ruffo di Calabria.

«È anzi curioso che mio nonno sia morto nella stessa città in cui nacque Paola. E che sia stato decorato da Alberto I, re di quel Belgio del quale Paola stessa diverrà regina, ottant’anni dopo». Il nipote Fulco racconta di aver cercato per anni di convincere le autorità ad onorare la memoria del nonno; «finché non ho trovato attenzione nella Fondazione Villa Bertelli, che cura le attività culturali del comune di Forte dei Marmi, e nel sindaco della città Bruno Murzi, che ha perso a cuore la faccenda». Fulco non ha conosciuto il nonno se non dagli episodi tramandati nei ricordi di famiglia. «Mia nonna raccontava sempre di quella volta che, perso nella nebbia col proprio aereo, il nonno scambiò per nemico il velivolo del suo comandante Baracca, e gli sparò contro, fortunatamente mancandolo. Atterrato illeso, da gran signore qual’era, Baracca gli disse soltanto: La prossima volta mira un po’ più a destra. Ma il fair play, fra quei cavalieri dell’aria, era parte stessa della loro natura, e si estendeva fino ai nemici. Una volta abbattuto un austriaco mio nonno si accorse che era sopravvissuto. Atterrò per chiedergli se avesse bisogno di aiuto. Quello chiese di avvertire la madre che era illeso. Allora Fulco Ruffo di Calabria sorvolò le linee nemiche, a rischio di essere colpito e abbattuto a sua volta, solo per far pervenire quel messaggio».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.