Per una settimana, una valle lontana da tutto, smentisce la sua natura riservata per trasformarsi nel centro sismico del racconto, un porto di storie condivise da tramandarsi anno dopo anno. Tra i vicoli e i borghi della Val di Comino, minuscoli centri che durante l’anno, in molti casi, contano sole poche centinaia di abitanti vedono improvvisamente le proprie piazze riempirsi di persone curiose, stipate sedia accanto a sedia per il Festival delle Storie. È la magia di una rassegna che dà voce alla cultura e a quelle vicende spesso dimenticate che, lontano dai riflettori, chiedono solo di essere ascoltate.
In questa maratona di incontri, dove le pagine dei libri appena presentati si alternano ai ritmi dei discorsi in musica, ogni serata compone un mosaico denso e imprevedibile. Nel percorso che, quest’anno, segue le suggestioni del Cantico delle Creature di San Francesco, la tappa di Alvito ha trovato la sua linea guida in Frate Foco. E in una piazza gremita e attenta, il tema paralimpico è stato un tassello preziosissimo di questo grande affresco: una scintilla capace di mostrare come il fuoco possa diventare pura resistenza, ovvero la capacità di prendere una ferita e trasformarla in energia.
Attorno al tavolo, insieme ai grandi giornalisti che da anni raccontano con lucidità e passione l’evoluzione di questo mondo, si è sviluppato un confronto profondo sul valore delle Paralimpiadi, lontano dalla mera retorica di maniera. Attraverso la memoria e l’eredità di Vittorio Marson, custodita dalle figlie, e l’esperienza sul campo del cestista Carlo Di Giusto, la discussione ha tratteggiato un movimento in costante crescita che sta ridefinendo il concetto stesso di limite e dove le differenze invece che essere un problema sono la base per crescere. Insomma, una lezione d’eccellenza e capacità che non chiede compassione, ma invita chiunque a guardare le proprie fragilità per costruire su di esse una nuova consapevolezza.
Un filo rosso che ha trovato il suo momento più intenso nella testimonianza di Carmine Consalvi. Dopo un grave incidente in moto che lo ha costretto in carrozzina, Carmine ha scelto di non farsi divorare dalla rabbia, incanalando ogni sforzo nel calisthenics, una disciplina che richiede rigore e forza estreme. Il suo intervento ha mostrato alla piazza - non solo a parole - cosa significhi davvero bruciare le avversità: il fuoco della resistenza non si spegne davanti all’ostacolo, ma cambia forma, trasformando il colpo subito in una leva per ripartire e, soprattutto, ricostruire.
Così, mentre le luci della serata ad Alvito si spengono, la sensazione è quella di aver assistito a qualcosa che va ben oltre il singolo evento. Da diciassette anni a questa parte si ripete questo stesso rito collettivo: una valle intera che si scuote dal suo isolamento, con sette paesi della valle che si animano e si spalancano al mondo ogni sera per accogliere parole, volti e idee. Una comunità che si ritrova e si scopre viva, guidata dalla convinzione che, finché ci sarà una storia da raccontare e un’altra da ascoltare, nessuna piazza rimarrà davvero al buio.
