Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:42
Attualità

Il grido di rabbia degli agenti: “Fateci difendere, rischiamo grosso”

La polizia chiede di cambiare le regole di ingaggio. La solidarietà di Mattarella: “Violenze inaccettabili”

Police checks and arrests were carried out in and around Piazza del Duomo, where a group of young protesters gathered the day after violent clashes with police, Milan, October 18, 2026. ANSA/MATTEO CORNER

Il bilancio è pari solo a quelli visti nelle guerriglie del cantiere Tav in Val di Susa.

Questa volta però tutto è accaduto nel cuore di Milano, Torino, Bologna, a opera di minorenni incappucciati in piena furia distruttiva. Quasi 200 agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti, due portati d’urgenza in ospedale e diversi con prognosi fino a 30 giorni per le lesioni. Qualche contuso anche tra i manifestanti, soccorsi con codice verde e giallo. Ma l’innalzamento del livello di violenza, per modalità e intensità, innesca anche la richiesta a catena da parte del personale in divisa che parla per bocca dei sindacati. Chiedono nuove regole di ingaggio a tutela della propria incolumità e dell’ordine pubblico. «55 poliziotti feriti tra Milano e Bologna, furgoni distrutti, due idranti danneggiati e tubi di ferro strappati dalle impalcature per essere usati come lance contro gli agenti: qualcuno ha messo in conto di uccidere un poliziotto», attacca Domenico Pianese, segretario del sindacato di Polizia Coisp, che cita i dati raccolti dopo un solo giorno di guerriglia.

«A Milano - spiega Pianese - 40 colleghi sono stati accerchiati: 15 sono rimasti feriti con prognosi fino a 20 giorni dopo essere stati bersagliati da sassi e transenne. In piazza Cordusio i manifestanti hanno persino smontato i tubi da un cantiere per scagliarli come lance. Chi usa un tubo d’acciaio in questo modo sa che può ammazzare. Non possiamo aspettare un altro morto per comprendere la gravità di quanto sta accadendo». A Bologna, prosegue Pianese, «altri 40 feriti con prognosi fino a 30 giorni per lesioni e legamenti compromessi. C’è stato un salto di qualità nella violenza di piazza e la risposta dello Stato deve essere adeguata: servono protezioni migliori ma soprattutto una revisione delle regole d’ingaggio». Cioè un allargamento e una maggiore flessibilità delle modalità operative perché «quando un contingente viene accerchiato con strumenti letali deve poter reagire per mettere in sicurezza i poliziotti e la piazza - precisa Pianese -. Non si può affidare tutto solo alla resistenza passiva dei colleghi. Chi organizza la piazza e chi ha responsabilità politiche condanni senza riserve: non si possono usare gli studenti come scudo per giustificare chi scende in strada solo per dare la caccia alle divise».

E il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha parlato di «violenze inaccettabili» e ha espresso «piena solidarietà alle forze dell’ordine» e ai feriti. Per il capo dello Stato quello che è successo non solo necessita di «un’analisi intelligente e approfondita», e «un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti», su cui ci sono «interrogativi sotto diversi profili». Nuove regole di ingaggio chiede anche Felice Romano, Segretario generale del Siulp, «perché è indegno per un Paese civile come il nostro, quello che hanno dovuto subire i nostri operatori. Sempre meno giovani concorrono per i ruoli delle forze dell’ordine? E chi manderebbe i propri figli a farsi aggredire, insultare, ferire sino a rischiare di perdere la propria vita?» I dati parlano di «un’aggressione alle forze di polizia ogni 3 ore - continua Romano -. Io dico che siamo scesi ben sotto le 2 ore». Il sindacato preme per un intervento normativo sulla scia di quanto fatto per tutelare i sanitari dalle aggressioni: «Specifiche tutele a protezione di chi è chiamato a garantire la sicurezza pubblica».

Commenti