Corta da inaffidabile, longuette da perbene, inesistente da spudorata. Da due giorni aquesta parte la conversazione politica non fa altro che concentrarsi sulla gonna esul tipo di donna che ci scivola dentro. Il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, ha confessato di aver suggerito al figlio di puntare, «scopo matrimonio», su una femmina più coperta, meno appariscente e per questo decisamente rassicurante e tutti noi ci auguriamo che la lunghezza dell’orlo sia sufficiente a fare di una donna una buona moglie. Ieri è stata la volta dell’ex generale Roberto Vannacci che, interrogato da Sky Tg24 sull’uscita del ministro degli Esteri, ha risposto come avrebbe fatto nell’ambiente che ha evidentemente frequentato più a lungo nel corso della sua vita: la caserma. «Gonna corta o gonna lunga? Una donna la preferisco sempre senza gonna». Una frase in grado di far sigillare all’istante l’immaginazione più rovente e forse anche le tube di falloppio. Gergo zotico, frase da campione medio di campione medio. Come quelli che non hanno l’accortezza di cacciarsi in tasca la cravatta perché è sempre da cafoni riannodarsela “dopo”. Roba che se mai una avesse davvero iniziato ad abbandonare i propri vestiti sul tappeto, comincerebbe a riempirli in un attimo. Dall’immaginario erotico dell’ex generale, d’altra parte, non ci saremmo aspettati nulla di diverso. E va bene. Ieri una delegazione di senatrici delle opposizioni (Pd, Italia viva, Avs, M5s eilgruppo delle Autonomie, 5S) si sono ritrovate nel Transatlantico del Senato per una foto con gonna sopra al ginocchio (c’era anche Susanna Camusso...). Ma forse, più che concionare su una gonnellina occidentale cercando di intravedere a che tipo di psicologia femminile possano ricondurre, gli indumenti da donna di cui politici e aspiranti tali farebbero meglio a occuparsi sono quelli costrittivi. Burqa, Niqab, Chador, Abaya e Jilbab, Shayla, Al-Amira... Lì sì che la quantità di stoffa fa la differenza perché in ogni centimetro c’è un assoggettamento, una restrizione, una coartazione. Non serve occuparsi di quanto stacco di coscia una donna liberi per seguire la moda del momento o il proprio sentire. Tocca liberare «la» donna. Quella che ancora non è libera di affrontare la vita a volto scoperto.

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