C’è qualcosa di istruttivo nella fotografia di due ragazzi che si baciano al compleanno di uno dei due, scattata dalla nonna di uno di loro e finita nel tritacarne degli insulti omofobi sui social. Non solo perché un bacio, nel 2026, riesce ancora a provocare in qualcuno una crisi di civiltà. Ma perché in questa storia, la persona che sembra aver capito meglio il proprio tempo è una donna di settant’anni. La nonna fotografa, i ragazzi si baciano, internet giudica. È la catena di montaggio dei nostri giorni: un gesto privato diventa un «contenuto» pubblico, il «contenuto» un pretesto, il pretesto un tribunale. I giudici sono moltissimi, la sentenza è immediata, l’umanità facoltativa. Il paradosso è che i social, nati anche per moltiplicare le possibilità di espressione, finiscono spesso per organizzare la più antica delle intimidazioni: quella del branco contro chi si sottrae alla norma. La libertà, insomma, è ammessa come principio e contestata appena diventa visibile. Poi interviene la nonna. E qui la vicenda smette di essere solo l’ennesimo episodio di omofobia online. Una donna di settant’anni difende due ragazzi che si baciano, senza trasformare il loro affetto in un problema da risolvere. Non chiede che siano tollerati, come si tollera un rumore molesto o un vicino fastidioso. Li difende perché sono «suoi», perché sono ragazzi, perché un bacio non è mai un’offesa e perché l’amore degli altri non attenta le nostre vite e non è un abuso del nostro spazio. E forse la modernità è proprio questo: non consiste nell’avere parole giuste, ma nel riconoscere ciò che non dovrebbe richiedere alcuna giustificazione. A volte il progresso non avanza in linea retta. Fa giri strani, scavalca le generazioni, lascia i giovani a difendere la propria normalità e consegna a una settantenne il compito di ricordare agli adulti la loro. In questa fotografia c’è un bacio, dietro la fotografia si accoccola una lezione involontaria: non è detto che chi è nato dopo abbia imparato prima a essere libero.
Probabilmente la domanda da fare, non è perché quei due ragazzi si bacino, ma perché ci sia ancora qualcuno convinto di avere il diritto di impedirglielo.
