Per non perdersi, hanno bisogno del buio. Così i circa 450 abitanti dell’isola di Corvo, la più piccola dell’arcipelago portoghese delle Azzorre, ogni anno per cinque notti spengono tutte le luci dell’isola per aiutare le giovani berte a migrare. Gli uccelli marini che nidificano soprattutto qui, attendono infatti la notte per partire seguendo la luce della luna e delle stelle evitando i predatori. Chi abita su quest’isola - che per inciso guardacaso ha il nome di un uccello - si è accorto che quando i piccolini lasciano il nido per il primo volo, scambiano per stelle i lampioni delle strade, i fari delle auto, le luci delle case, si disorientano e finiscono per schiantarsi contro edifici, macchine e pali. Dal ’91 hanno quindi deciso il coprifuoco, quest’anno dal 26 al 30 ottobre: auto in garage, lampioni spenti, imposte chiuse. Buio. Ovunque. E poi ronde di grandi e bambini con torce schermate per raccogliere gli uccellini caduti prima che sia troppo tardi e rimetterli sulla giusta via. Risultato? In 10 anni sono stati salvate oltre 30.000 berte, di cui ben 6mila proprio su quest’isolotto di Corvo. Qui finisce la cronaca. Che è una favola con lieto fine ma anche con la sua bella morale. Quella di un intero paese che si lascia inghiottire dal buio della notte, e per cinque sere, s’ingegna a cercare la chiave per aprire la porta di casa per dare la precedenza a qualcuno che sicuramente non ringrazia. Nessun vantaggio, anzi solo disagi. Ma su quell’isola hanno accettato un piccolo/grande fastidio per evitare un danno a delle bestiole che partiranno senza voltarsi. Nessuna contropartita. Nessun ringraziamento. Poi le luci si riaccenderannno e la vita riprenderà come prima. Nel frattempo qualche giovane berta avrà trovato il mare. In un mondo che cerca ad ogni costo di farsi notare, per una volta è confortante scoprire che si possa rendersi utili scomparendo per un po’.

Commenti