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Paura per Sgarbi. Ma la figlia Evelina già torna all’attacco di chi gli sta vicino: “Gestione irresponsabile”

La figlia del critico torna a puntare il dito sulle condizioni del padre: “Da oltre un anno chiedeva aiuto”. Nel mirino anche la lunga attività pubblica degli ultimi mesi

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 11-06-2021 Roma Politica Presentazione del candidato sindaco di Roma del centrodestra Nella foto Vittorio Sgarbi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 11-06-2021 Rome (Italy) Presentation of the center-right candidate for mayor of Rome In the pic Vittorio Sgarbi

Il nuovo ricovero di Vittorio Sgarbi riapre inevitabilmente anche il fronte familiare. Mentre il critico d’arte si trova al Policlinico Gemelli di Roma in condizioni definite gravi, la figlia, Evelina Sgarbi torna a puntare il dito contro chi gli è stato vicino e contro la gestione della sua salute. Lo fa attraverso una nota dell’avvocato Lorenzo Iacobbi, con parole che non lasciano molto spazio alle sfumature.

“Il ricovero di Vittorio Sgarbi in gravi condizioni al Policlinico Gemelli non è un evento improvviso, ma il tragico e annunciato epilogo di una gestione irresponsabile delle patologie che affliggono il professore da tempo”, sostiene il legale. Secondo Iacobbi, Evelina “da oltre un anno e in ogni sede sta chiedendo aiuto, denunciando quello che stava accadendo ai danni di suo padre”. Nel mirino finisce anche quella che viene definita una “forzata e incessante attività estiva di promozione e partecipazione ad eventi in ogni angolo d’Italia”, durante la quale sarebbe stata garantita al pubblico la presenza fisica del critico.

Parole pesanti. E soprattutto una conclusione già confezionata: il ricovero di oggi diventerebbe la prova che Evelina aveva ragione ieri. Ma non funziona necessariamente così. Le condizioni attuali di Sgarbi, per quanto drammatiche, non dimostrano da sole che qualcuno abbia gestito irresponsabilmente la sua salute, né che le apparizioni pubbliche degli ultimi mesi gli siano state imposte contro la sua volontà. Per affermarlo servirebbero elementi medici precisi, non una ricostruzione di parte diffusa mentre il diretto interessato è ricoverato.

Anche perché l’immagine restituita negli ultimi mesi era decisamente meno lineare. Sgarbi era certamente più fragile rispetto all’uomo incontenibile di un tempo, ma aveva progressivamente ripreso parte della propria attività: mostre, presentazioni, interventi pubblici e il lavoro al Mart di Rovereto. Ancora il 19 settembre era comparso a Ferrara per l’inaugurazione di una mostra a Palazzo dei Diamanti. Un uomo provato, sì, ma ancora attivo, mentre intorno a lui continuava una battaglia giudiziaria per stabilire fino a che punto fosse capace di decidere autonomamente della propria vita.

Ed è forse proprio questo il punto che rischia di perdersi oggi. La vicenda non riguarda soltanto la salute di Vittorio Sgarbi. Da oltre un anno riguarda anche la sua autonomia personale, la gestione dei suoi interessi e inevitabilmente il suo patrimonio. È stata Evelina a chiedere al Tribunale la nomina di un amministratore di sostegno sostenendo che il padre non fosse più in grado di seguire adeguatamente i propri interessi. E il procedimento ha riguardato espressamente anche la capacità di Sgarbi di compiere atti di straordinaria amministrazione e di disporre del proprio patrimonio. A dicembre, però, il Tribunale di Roma non aveva disposto l’amministratore, preferendo procedere con ulteriori accertamenti.

C’è poi un altro elemento che va evidenziato. Nel pieno dello scontro con il padre, Evelina aveva pubblicamente rivendicato 33 mila euro di alimenti arretrati, parlando anche di richieste e pignoramenti. Vittorio, dall’altra parte, l’aveva definita “esosa” e aveva sostenuto che dietro l’iniziativa della figlia ci fosse anche il desiderio di ricevere un’attenzione che in passato non avrebbe avuto. Evelina ha sempre respinto queste letture e ha ribadito di agire esclusivamente per tutelare il padre.

Il quadro è molto più complesso. E risulta difficile non parlare di denaro, patrimonio, capacità di testare e gestione dei beni in questa vicenda. Anche per questo c’è qualcosa di inevitabilmente sgradevole nel vedere che - davanti a un uomo nuovamente ricoverato in condizioni gravi - la battaglia familiare riparta immediatamente con l’individuazione di responsabilità ancora tutte da dimostrare. La preoccupazione di Evelina può essere sincera e viene da lontano. Ma una cosa è chiedere che la salute di un padre venga tutelata, altra cosa è trasformare ogni suo peggioramento nella certificazione pubblica delle proprie tesi.

Vittorio Sgarbi, quando ha potuto parlare, ha sempre rivendicato il diritto di decidere per se stesso. Il Tribunale, almeno finora, non gli ha imposto quell’amministratore di sostegno invocato dalla figlia. E questo resta un fatto. Come resta un fatto che attorno alla sua fragilità si siano ormai intrecciati affetti, avvocati, denaro, patrimonio e recriminazioni familiari.

Oggi, però, prima di tutto c’è un uomo malato. E forse sarebbe proprio questo il momento in cui lasciare parlare i medici, anziché utilizzare il suo letto d’ospedale come l’ennesimo terreno sul quale continuare una guerra familiare che dura ormai da più di un anno.

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