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Attualità

“Odio tutti, la mia vita fa schifo”: 14enne pronto alla strage in classe

Nelle chat allude a nazismo e violenza. In camera il kit dell’attentatore: denunciato un ragazzino. La polizia lo ha identificato sul web: i testi in cirillico, le istruzioni sulle armi, e quel “Fuck all human”

Catania

Traduceva i testi su Google traslate e comunicava con l’alfabeto cirillico. Nelle chat parlava di armi, terrorismo, attentati. A 14 anni.

Questa volta è capitato in una cameretta di Catania. Dove sono stati trovati elmetto con la webcam fissata sopra con lo scotch, armi, e parecchio materiale inneggiante all’odio. Il ragazzino è stato denunciato alla Procura per i minorenni per la diffusione di notizie e informazioni dal contenuto violento e apologetico, in particolare allusivi alla commissione di atti violenti a scuola.

L’outfit per l’ipotetico giorno della strage era pronto ed ora è stato sequestrato dagli agenti: bandierine rosse, colorate con i pennarelli sui fogli A4, e la svastica disegnata in nero, guanti con le dita mozzate, maglietta e zaino nero con scritte artigianali di odio: «Muslim non matter», «Fuck all human». E un simbolo dell’alfabeto runico che è spesso richiamato on line dall’estrema destra.

Infine, a completare il perfetto look dell’attentatore, la felpa: «Humanity headshot», dove «headshot» nel gergo dei videogiochi è il colpo che centra la testa dell’avversario e di solito lo uccide subito. È un termine banalissimo tra i giocatori, e spesso viene scritto su zaini, t-shirt o nei nickname. Associato a tutti gli altri elementi del kit nascosto nell’armadio, dice altro.

Sulla tasca delle zainetto, la sintesi della mission: «My life cyka» scritto in stampatello con l’UniPosca bianco. È una frase tipica dei meme e dei videogiochi dei ragazzini e significa «la mia vita è una schifezza». In realtà la parola cyka richiama il cirillico e letteralmente significa «cagna». Il messaggio è chiaro.

Tra elementi trovati sul pc e materiale sequestrato in casa, la polizia ha pochi dubbi sulle intenzioni dell’adolescente che probabilmente stava immaginando un assalto alla scuola.

L’indagine nasce da una segnalazione del servizio polizia postale e della sicurezza cibernetica di Roma e gli approfondimenti investigativi, eseguiti dalla digos della Questura di Catania e dal centro operativo di sicurezza cibernetica, hanno portato all’identificazione del minorenne come il titolare dell’account. Sullo smartphone del minorenne sono state trovate ricerche su internet su armi e il funzionamento di pistole. Tutto il materiale è stato sequestrato.

Si teme l’effetto emulazione si quanto accaduto a Centrocelle, Roma, all’inizio della scuola, quando un ragazzino ha assalito la prof con un coltello in diretta web su Telegram. Quel video è circolato per alcune ore nelle chat che inneggiano alla violenza e su Tik Tok sono aumentate le immagini pubblicate dagli adolescenti con elmetti in testa e giubbotti antiproiettile. Sono in corso le indagini per capire se anche dietro al caso di Catania ci sia Tcc, True crime community, il sito in cui i ragazzi (non solo italiani) si scambiano i video deglli attentati o fanno la classifica degli stragisti mettendoli in ordine in base al numero di morti (veri) che hanno provocato. Tra realtà e videogioco.