Arriva la resa dei conti per gli scontri nel centro di Bologna durante la manifestazione di solidarietà per Abderrahim Fakir. A dieci giorni dalla notte di guerriglia che ha incendiato il capoluogo emiliano, Digos e procura chiudono il cerchio. Sono 12 le persone finite nel registro degli indagati per gli scontri con le forze dell’ordine – 64 gli agenti feriti quella sera – identificate grazie all’analisi di decine di filmati di videosorveglianza, bodycam e immagini diffuse sui social. L’inchiesta sui disordini, affidata al pm Stefano Dambruoso, procede ovviamente su un binario distinto rispetto a quella aperta sulla morte del 42enne marocchino.L’apertura del fascicolo in procura sulle violenze di lunedì 20 luglio era già nell’aria. Troppi i danni e l’eco seguita alla manifestazione, convocata dal sindaco Matteo Lepore senza il previsto preavviso previsto dal Tulps, e poi degenerata quando una minoranza violenta ha deciso di mettere a ferro e fuoco la città, spaccando vetrine, cercando lo scontro con le forze dell’ordine, abbandonandosi ad atti di vandalismo tra bici utilizzate come barricate, auto date alle fiamme, cassonetti incendiati e lanci di bottiglie e pietre. Così la Digos ha setacciato i video fotogramma per fotogramma, fino a identificare i responsabili dei gesti più gravi. Tra loro anche il 20enne che era stato già arrestato la sera degli scontri e rilasciato il giorno dopo con un semplice divieto di dimora dopo la convalida. Le ipotesi di reato per gli indagati sono resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento.Agli scontri aveva fatto seguito una velenosa coda polemica, con il centrodestra che aveva chiesto le dimissioni del sindaco Lepore per aver convocato la manifestazione quando ancora le circostanze della morte di Fakir erano tutte da accertare. Dura anche la presa di posizione espressa a caldo da Giorgia Meloni per i danni e le violenze della notte bolognese. Secondo la premier infatti la verità sulla morte del cittadino marocchino «va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno», ma «nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine».Il tutto mentre prosegue l’inchiesta sulla morte di Fakir, sempre affidata alla procura del capoluogo emiliano. Dopo l’autopsia, e le indiscrezioni sulla presenza di sangue nei polmoni della vittima, i magistrati attendono gli esiti degli esami istologici e tossicologici e continuano ad acquisire video e testimonianze per ricostruire le fasi del fermo e dei soccorsi, lungo l’intero arco temporale dell’intervento della polizia, ma senza trascurare quanto avvenuto nelle prime fasi, quando l’uomo aveva mostrato di essere in stato confusionale nei pressi del condominio del Pilastro, spingendo alcuni dei residenti a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.
