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Attualità

Sicilia che cresce: metà Irpef a chi sceglie di vivere nell'isola

La Regione punta sulla leva fiscale per attrarre nuovi residenti e far tornare chi è partito: contributi fino a 100mila euro in 3 anni legati all’acquisto di una casa

Sicilia

La Sicilia ha passato anni a contare chi se ne andava. Giovani, professionisti, intere famiglie. Adesso mette sul tavolo fino a 100mila euro l’anno per convincerli a fare il viaggio di ritorno. Chi trasferisce dall’estero la residenza e il domicilio fiscale sull’isola può ricevere per tre anni - tra il 2026 e il 2028 - un contributo pari al 50 per cento dell’Irpef effettivamente versata. Nei piccoli Comuni, quelli con meno di cinquemila abitanti, si arriva fino al 60 per cento. È una delle scelte più nette della nuova politica economica della Regione: utilizzare la leva fiscale per rendere l’Isola più attrattiva per chi vive all’estero e decide di portarvi residenza, lavoro, reddito e competenze. Il meccanismo è entrato nella fase operativa. Non uno sconto simbolico, dunque, ma una misura che può incidere in maniera sensibile sulla convenienza di scegliere la Sicilia. Il beneficio è infatti collegato all’acquisto di una casa o alla riqualificazione di un immobile nell’Isola.

La misura guarda ai siciliani emigrati, ma anche a chi siciliano non è e potrebbe sceglierlo di diventarlo. Professionisti, imprenditori, lavoratori, pensionati. Nel dettaglio infatti per ottenere il contributo occorre produrre un reddito o percepire una pensione, acquistare una casa abitabile oppure realizzare interventi edilizi su un immobile dell’isola. La residenza va mantenuta fino al 31 dicembre dell’anno successivo al trasferimento. L’incentivo dunque lega la scelta di vivere in Sicilia a un investimento concreto sul territorio.

C’è un’idea precisa dietro questa questa norma. Fare della convenienza economica un argomento accattivante in più, accanto a quelli da cartolina che già tutti conosciamo, il mare, il clima, la bellezza, il cibo, la cultura, la storia... E la crescita delle entrate non viene letta soltanto come un risultato contabile. L’impostazione è trasformare i margini recuperati nei bilanci in politiche che incidano sull’economia e sulla vita quotidiana: dagli incentivi al lavoro agli investimenti, dalla sicurezza urbana allo sport per i ragazzi. Una Sicilia che cresce, dunque, prova a diventare anche una Sicilia più semplice e conveniente da scegliere. Per vivere, lavorare, investire e, per molti siciliani, tornare.

Dietro questa scelta c’è un cambio di stagione. La prima parte della legislatura ha avuto al centro il rafforzamento dei conti regionali. Nell’aprile 2026 la Regione ha quantificato in 5,2 miliardi l’avanzo presunto disponibile per il 2025, in un quadro finanziario ulteriormente rafforzato dallo sblocco di 1,85 miliardi legati al Fondo anticipazioni di liquidità. Quella maggiore solidità viene utilizzata anche per politiche economiche di impronta liberale: meno peso fiscale per attrarre nuovi contribuenti, sostegno agli investimenti privati, incentivi al lavoro e maggiore spazio all’iniziativa economica. Non distribuire risorse in modo indistinto, ma usarle per generare nuova ricchezza, allargare la base produttiva e richiamare capitale umano. Il contesto è cambiato anche nell’economia reale. Nel 2024 il Pil siciliano è aumentato dell’1,8 per cento; nel 2025 gli occupati hanno raggiunto 1,489 milioni e il tasso di occupazione è salito al 47,3 per cento. Il Defr approvato nel 2026 registra inoltre un aumento dell’occupazione dell’11 per cento tra 2022 e 2025, pari a circa 138 mila occupati in più. «Abbiamo rimesso in ordine i conti per poter fare politiche di crescita, non per tenere le risorse ferme nei bilanci. Ora possiamo utilizzare anche la leva fiscale per rendere la Sicilia più competitiva e attrattiva. Vogliamo che chi produce reddito, crea lavoro e porta competenze trovi qui condizioni sempre più convenienti per investire e costruire il proprio futuro», afferma il presidente della Regione Renato Schifani.

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