Finalmente le compagnie aeree si stanno rendendo conto che far viaggiare un animale nella stiva in mezzo a valigie e borsoni equivale a mettere un bambino nel bagagliaio dell’auto. E qualcosa sta cambiando. Di strada ne va fatta ancora parecchia, ma la compagna Ita Airways, con le sue linee guida approvate da Enac, ha segnato una svolta epocale. Per ora sulle tratte nazionali ma in futuro, si spera, anche su quelle internazionali. In cabina è permesso l’ingresso di cani fino a 30 kg grazie al servizio Large Pet Friendly: potranno viaggiare vicino al proprietario (solitamente nel posto vicino al finestrino), rispettando le norme di sicurezza e non ostruendo le uscite. Il limite è leggermente più generoso rispetto ai 25 kg indicati nelle linee guida dell’Autorità per l’aviazione civile pubblicate a settembre, un aggiornamento che di fatto amplia la gamma di animali ammessi, includendo razze come il labrador adulto, il border collie e il setter irlandese.
Nei voli sono previsti solo pochi posti che si trovano o nella fila iniziale o nell’ultima fila. «L’Italia è capofila nel mondo per il rispetto degli amici a quattro zampe - è soddisfatta Michaela Biancofiore, senatrice che da anni intraprende la battaglia di democrazia a favore dei cani - Grazie alla
svolta dell’Enac, finalmente i cani possono viaggiare in aereo in cabina al fianco del proprio padrone. Ma a livello internazionale siamo ancora alla follia: una vecchia normativa equipara i nostri pet a merci, costringendo l’aviazione civile a lasciarli a bordo a morire in caso di evacuazione». Biancofiore si riferisce alla convenzione di Montreal del 1999 che, pur non parlando direttamente di animali, distingueva, per la sicurezza sugli aerei, tre categorie: passeggeri, merci e bagagli. «Il legislatore nel ’99 - ricorda la senatrice - inserì gli animali nella categoria bagagli. E da allora la regola è rimasta falsata». Risultato: 300 cani morti in stiva, uno scempio che non si vuole più ripetere. L’ultimo caso risale a una settimana fa, quando è morto un bulldog francese costretto a viaggiare in mezzo ai borsoni.
Molti anche gli incidenti: uno dei più recenti ha riguardato un cane a cui è stata perforata la lingua da un gancio metallico della gabbia, sballottata durante il trasporto al pari di una valigia.
Ita dà il buon esempio e trasforma le abitudini a bordo in base ai tempi che cambiano: la gen Z è sempre meno disposta a viaggiare se non può portare con sé il proprio animale domestico. E per di più il pet tourism
registra una crescita del 13-14% ogni anno (nonostante l’impossibilità di viaggaire liberamente in aereo). Un potenziale da considerare che, oltre a una lezione di democrazia, rappresenta anche una fonte di reddito.
Il tema degli animali a bordo è stato sottoposto anche all’attenzione dell’Icao (l’organizzazione internazionale per l’aviazione civile) che ne ha discusso durante l’assemblea generale per promuovere uno standard globale: il cane deve avere almeno sei mesi, essere dotato di microchip, passaporto europeo per animali da compagnia e documentazione veterinaria in regola. Ora la palla passa alle singole compagnie aeree che devono recepire le disposizioni e adeguare le proprie procedure operative.
In Italia, la Biancofiore ha depositato al Senato un disegno di legge per il riconoscimento dello status giuridico di «pet Passenger» e del diritto degli animali d’affezione di viaggiare in cabina su tutti i mezzi di trasporto.
