L’azione del governo sulle accise e una capacità di raffinazione in surplus hanno contribuito a contenere la crescita dei prezzi di gasolio e benzina. Questo non significa che i carburanti non siano salati, ma che in Italia mediamente sono cresciuti meno, o comunque non più della media Ue, dallo scoppio della guerra in Iran.
Secondo i dati della Commissione europea elaborati da Adusbef, un’associazione per la tutela dei consumatori, dalla settimana del 23 febbraio a quella del 7 settembre nel nostro Paese i rincari sul diesel si sono attestati a 44 centesimi al litro contro i 55 della media europea. Decisivo il taglio delle accise da 17 centesimi del governo, che ha ridotto una componente fiscale che in Italia ha un peso rilevante. I prezzi sono cresciuti di più in Bulgaria (+48%), Repubblica Ceca (+43,7%) e Finlandia (+42,6%). In Italia l’incremento si è fermato al 26%, contro il 30% della Ue.
Per la benzina, dove non agiscono tagli delle accise, fa fede il Weekly Oil Bulletin della Commissione Ue. L’Italia ha registrato al 7 settembre un prezzo di 2,03 euro al litro, l’ottavo più alto in Ue. Ma sui soli rincari dall’inizio del conflitto i prezzi alla pompa sono cresciuti del 23%, come la media europea. La Figisc, la federazione dei gestori degli impianti, sottolinea però che, al netto delle tasse, il 23 febbraio il prezzo industriale della benzina era di 0,68 euro al litro contro gli 0,71 della Ue. Ora questo divario si è allargato a favore dell’Italia fino a superare i 7 centesimi. Un vantaggio che alla pompa viene però riassorbito dalla maggiore fiscalità: da noi si pagano circa 6 centesimi al litro di tasse in più rispetto alla media Ue.
Questo non esclude casi speculativi, quando non esplicitamente irregolari, come quelli emersi dal monitoraggio del Mimit. Tuttavia, l’industria della raffinazione italiana e la sua rete distributiva non stanno sfigurando nel confronto europeo. Del resto, la capacità di raffinazione nel nostro Paese rimane superiore al fabbisogno di benzina e gasolio. Nel 2025, secondo Unem, le raffinerie italiane hanno prodotto 25 milioni di tonnellate di gasolio a fronte di una domanda nazionale di 23,3 milioni; per la benzina circa 10 milioni contro consumi per 8,9 milioni. Una posizione che rende l’Italia esportatrice netta di entrambi i carburanti e potenzialmente meno esposta alle tensioni sulla disponibilità di prodotti raffinati.
