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“Vietato tenersi per mano”: l’imam di Sesto e guida religiosa per i detenuti minori del Beccaria detta le regole del fidanzamento islamico e dei matrimoni combinati | Video

Non siamo in Afghanistan, ma a Milano, dove a impartire queste prescrizioni sui rapporti tra uomini e donne è Abdullah Tchina, imam del Centro Culturale Islamico di Sesto San Giovanni

Imam di Sesto

Vietato tenersi per mano, abbracciarsi e persino sedersi troppo vicini. E prima ancora, il fidanzamento deve passare attraverso le famiglie, con una promessa di matrimonio da rispettare entro pochi mesi, preferibilmente non oltre un anno. Non siamo in Afghanistan, ma a Milano, dove a impartire queste prescrizioni sui rapporti tra uomini e donne è Abdullah Tchina, imam del Centro Culturale Islamico di Sesto San Giovanni e, soprattutto (elemento ancora più grave), guida religiosa scelta per assistere i giovani detenuti del carcere minorile Cesare Beccaria. È proprio lui, in un video, a spiegare come dovrebbe svolgersi un fidanzamento secondo la legge islamica, delineando un modello nel quale le famiglie assumono un ruolo centrale e i contatti fisici tra i promessi sposi, anche solo banalmente sfiorarsi, rimangono proibiti fino al matrimonio. Una visione inttegralista delle relazioni sentimentali che non può che far riflettere sul ruolo educativo affidato al religioso all’interno di un istituto penale minorile italiano. Il primo passaggio riguarda proprio il coinvolgimento dei familiari, secondo uno schema che richiama la tradizione dei matrimoni combinati o concordati: “Tramite la famiglia, io mi presento insieme alla mia famiglia, lei si presenta insieme alla sua famiglia e poi si fa il fidanzamento, io chiedo la mano come fidanzata, come un promesso matrimonio. Noi ci sposeremo”, spiega Tchina. La promessa viene poi accompagnata da una celebrazione: “La tradizione e la cultura si tratta di fare una piccola festa, portare una torta, portare un anello di fidanzamento, perché tu hai dato la tua parola, hai dato la tua parola. Noi ci sposeremo”. Un modello nel quale il fidanzamento viene formalizzato davanti alle rispettive famiglie, che partecipano alla promessa matrimoniale. Ma anche i tempi della relazione, secondo l’imam, devono seguire indicazioni precise: “Dobbiamo limitare questo periodo di fidanzamento. Dopo sei mesi, dopo un anno, a mio avviso e a mia esperienza, non superare un anno, tranne nei casi particolari”. E ancora: “Io non posso fare un fidanzamento che ci sposeremo dopo due anni”. Il matrimonio, dunque, dovrebbe essere già programmato al momento della promessa, con un’attesa di quattro, sei oppure otto mesi, fino a un massimo indicativo di un anno. Il fidanzamento, quindi, non è un periodo di conoscenza reciproca senza scadenze, ma come un impegno già finalizzato alle nozze.

Il delirio dell'imam di Sesto San Giovanni: così detta le regole del fidanzamento islamico

Eppure, nonostante l’accordo tra le famiglie, la promessa e l’anello, i due fidanzati non potrebbero neppure tenersi per mano: “Noi siamo fidanzati, il ragazzo ha messo l’anello del fidanzamento. Domanda: ma loro, i fidanzati, sono mariti e mogli? Islamicamente no. Non sono marito e moglie, rimangono persone estranee. Non possono neanche tenere la mano, non possono tenere il braccio, non possono avvicinarsi fisicamente”. Ma c’è di peggio. Perché secondo lui “non potersi avvicinarsi fisicamente non vuol dire fare rapporti coniugali. Si intende anche fisicamente, uno vicino all’altro, sedersi insieme, non è possibile. Perché sono sempre persone estranee. Il fidanzamento non cambia la situazione del ragazzo e della ragazza. Rimangono sempre persone estranee”. Altro che “semplice” divieto di avere rapporti sessuali prima del matrimonio: nella prescrizione dell’imam si arriva a disciplinare anche i gesti più elementari di affetto e vicinanza fisica. Il fidanzamento non avrebbe alcun valore nel modificare i limiti imposti ai rapporti tra uomo e donna, che rimarrebbero reciprocamente estranei fino al matrimonio religioso. Da una parte le famiglie che partecipano alla formalizzazione della promessa matrimoniale, dall’altra, i futuri sposi ai quali viene negata persino la possibilità di sedersi vicini. A rendere ancora più complesso il quadro è l’incarico istituzionale ricoperto da Tchina. Il 7 luglio 2025 è stato infatti sottoscritto un protocollo per garantire l’assistenza spirituale islamica all’interno del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano. L’accordo, di durata biennale, prevede la presenza dell’imam per incontri individuali, momenti di preghiera e attività di insegnamento religioso. E, salvo successive modifiche o revoche, il protocollo rimane formalmente valido fino al luglio 2027. Ma quali contenuti vengono trasmessi durante gli incontri di formazione religiosa e quali strumenti di supervisione sono previsti? E soprattutto, come si concilia una concezione dei rapporti tra uomini e donne tanto restrittiva con la funzione educativa e di reinserimento sociale di un istituto penale minorile italiano?

Perché secondo lui “ci sono persone che nel fidanzamento viaggiano, vanno insieme, sono nella stessa camera, magari sono nello stesso letto, tutto è haram, tutto è sbagliato.

Siamo fidanzati e ci siamo messi d’accordo per il matrimonio, quando ci vediamo? Ci vediamo sempre in un ambiente familiare”.

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