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Pirelli P Zero Cyber Tyre, il Giornale tra i pochi a provare per primo gli pneumatici connessi alll’auto

Sulla pista allagata del centro sperimentale di Vizzola Ticino abbiamo partecipato, tra i primi giornalisti, a un vero programma di sviluppo del Cyber Tyre. Prima con il sistema disattivato, come su un'auto di oggi, poi con il pneumatico intelligente attivo. Il risultato? Oltre sei metri in meno nello spazio di frenata misurati dal GPS e la sensazione concreta di guidare una tecnologia che guarda già all'automobile del futuro

Pirelli P Zero Cyber Tyre, il Giornale tra i pochi a provare per primo gli pneumatici connessi alll’auto

La giornata comincia presto. A Vizzola Ticino il sole è già alto e il caldo ricorda quello di una mattina di piena estate. Il contrasto con ciò che ci aspetta è quasi surreale. La pista del centro sperimentale Pirelli è completamente allagata. L'acqua scorre senza sosta grazie a una rete di irrigatori che ricrea artificialmente le condizioni più difficili della guida invernale. Non serve soltanto a simulare pioggia intensa e aquaplaning. È anche il modo migliore per garantire che ogni passaggio avvenga sempre sullo stesso livello di aderenza, evitando che il continuo transito delle vetture depositi gomma sull'asfalto alterando i risultati delle prove.

Prima ancora di parlare di sensori, software e algoritmi, Pirelli ci porta in pista. Accanto a noi non c'è un pilota qualsiasi, ma uno dei collaudatori impegnati nello sviluppo della Pagani Utopia Roadster. Il V12 prende vita e, pochi istanti dopo, siamo già sul circuito completamente allagato. Guardando gli enormi pneumatici posteriori viene naturale aspettarsi che, prima o poi, l'acqua abbia la meglio. Invece succede l'opposto. Curva dopo curva la Roadster rimane composta, precisa, sincera nelle reazioni. Più della velocità impressiona la fiducia che riesce a trasmettere. La sensazione è quella di una vettura sempre attaccata all'asfalto, anche quando sotto le ruote sembra esserci soltanto acqua.

Sulla Utopia Roadster il Cyber Tyre è sempre operativo. L'obiettivo non è confrontare due configurazioni diverse, ma mostrare il risultato di anni di sviluppo condiviso tra Pagani e Pirelli e il livello di integrazione raggiunto tra pneumatico e vettura. Il confronto diretto arriva subito dopo.

Per le prove dinamiche entrano in scena due Mercedes-AMG e un'Alfa Romeo Quadrifoglio, ciascuna destinata a uno specifico esercizio. È qui che Pirelli compie una scelta insolita: per la prima volta apre all'esterno un vero programma di prove del Cyber Tyre, permettendo ai giornalisti di provare in tutta sicurezza il nuovo prodotto.

Il metodo è rigoroso. Ogni esercizio viene ripetuto almeno due volte mantenendo inalterate tutte le variabili: stessa vettura, stesso percorso, stessi pneumatici, stessa velocità e identiche condizioni dell'asfalto. La prima prova si svolge con il Cyber Tyre disattivato, esattamente come avverrebbe su un'automobile di oggi. Solo successivamente il sistema viene attivato e l'esercizio viene ripetuto senza modificare null'altro. Nessuno ci anticipa il risultato. Nessuno suggerisce cosa dovremmo percepire. Sono la pista, la vettura e i numeri a parlare.

Il primo esercizio è dedicato alla dinamica del veicolo. Con il Cyber Tyre disattivato l'auto si comporta come qualsiasi moderna sportiva. Ripetendo la prova con il sistema attivo il comportamento resta naturale, ma diventa più progressivo, più preciso, più prevedibile. Non cambia lo pneumatico. Cambia il modo in cui l'automobile interpreta ciò che accade sotto le ruote.

Tra un'esercitazione e l'altra arrivano anche le spiegazioni dei tecnici Pirelli. Il Cyber Tyre, chiariscono, non è un progetto concluso ma una piattaforma destinata a evolversi. Oggi il sensore integrato comunica alla vettura informazioni preziose sullo stato del pneumatico e sul livello di aderenza. Domani sarà sempre più integrato con gli ADAS di nuova generazione, che potranno prendere decisioni ancora più rapide basandosi su ciò che lo pneumatico "sente" nell'istante esatto in cui tocca l'asfalto.

La seconda prova è dedicata all'aquaplaning. Una profonda lama d'acqua mette in crisi qualsiasi automobile. Con il Cyber Tyre disattivato la vettura affronta l'esercizio con sicurezza, ma quando il sistema viene attivato qualcosa cambia. Le reazioni diventano più progressive, aumenta la fiducia e si percepisce che l'elettronica dispone di un patrimonio di informazioni più ricco.

L'ultima esercitazione è quella che lascia il segno. Sessanta... settanta... novanta... cento... centodieci chilometri orari. Il rettilineo completamente allagato scorre veloce davanti al parabrezza dell'Alfa Romeo Quadrifoglio. Gli occhi sono fissi sui coni che indicano il punto esatto della frenata. Arrivati al riferimento, il piede destro affonda con decisione sul pedale del freno. L'ABS entra in funzione, l'acqua si apre ai lati della vettura e, pochi istanti dopo, l'auto è ferma. Sul terminale installato nell'abitacolo compaiono immediatamente tutti i dati della prova.

Si torna al punto di partenza. La procedura viene ripetuta. La Quadrifoglio è la stessa. Il rettilineo è lo stesso. Identici sono gli pneumatici, la velocità e il punto di frenata. Questa volta, però, il Cyber Tyre è attivo. Sessanta... settanta... novanta... cento... centodieci. Ancora gli occhi sui coni. Ancora il piede sul freno nello stesso identico punto. Il responso compare pochi secondi dopo sul terminale di bordo: oltre sei metri di spazio d'arresto in meno.

La prima reazione è quasi inevitabile. Possibile aver frenato un istante prima? È il dubbio che viene spontaneo. Ma i dati registrati dal GPS eliminano ogni incertezza. Il punto di frenata è lo stesso. La velocità d'ingresso è la stessa. A cambiare è soltanto il Cyber Tyre. È proprio qui che si comprende il senso di questa tecnologia. Lo pneumatico è identico. L'aderenza meccanica non cambia. Cambia la quantità e la qualità delle informazioni che arrivano ai sistemi elettronici della vettura. Il sensore integrato comunica in tempo reale dati che permettono all'automobile di conoscere con maggiore precisione ciò che sta accadendo nel suo unico punto di contatto con la strada e di reagire di conseguenza.

Lo sviluppo, però, è soltanto all'inizio. Gli ingegneri immaginano un futuro nel quale lo pneumatico diventerà uno degli elementi centrali dell'automobile connessa. Non dialogherà soltanto con ABS, controllo della stabilità e ADAS di nuova generazione, ma potrà condividere informazioni anche con altri veicoli e con le infrastrutture. Un tratto di asfalto allagato, una lastra di ghiaccio o una perdita improvvisa di aderenza potrebbero essere comunicati in tempo reale alle auto che seguono e, un domani, alla stessa rete stradale, contribuendo ad aumentare ulteriormente la sicurezza.

Lasciando Vizzola Ticino resta soprattutto una convinzione. Per un giorno non abbiamo assistito alla presentazione di un nuovo pneumatico.

Abbiamo partecipato a una fase del suo sviluppo. Abbiamo guidato un'automobile di oggi e, pochi minuti dopo, quella di domani. La differenza, misurata dal GPS, è stata di oltre sei metri. Il resto è un futuro che, a giudicare da quanto visto in pista, è già arrivato.

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