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Aziende

Colpo grosso di Eni: sbloccata la partita con il Venezuela

Dopo 16 anni di attesa, il gruppo italiano prende il controllo del maxi-giacimento Junin5: obiettivo fissato a 400mila barili al giorno

Energia, allarme di Descalzi: "Il mercato tiene grazie alle riserve"

Dopo 16 anni, Eni prende il controllo del progetto Junin5, uno dei più grandi giacimenti di petrolio pesante del Venezuela. Grazie alla nuova legislazione del Paese, che concede più spazio agli operatori stranieri, il Cane a sei zampe potrà rilanciare la produzione petrolifera del maxi giacimento e «realizzare in modo rapido ed efficiente progetti complessi» valorizzando, ha spiegato l’ad Claudio Descalzi (in foto), «la nostra presenza storica nel Paese, che non abbiamo mai abbandonato continuando a fornire energia alla popolazione locale anche nei momenti più difficili».

La firma dello storico accordo è avvenuta alla presenza della presidente incaricata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, nell’ambito della visita nel Paese del segretario all’Energia americano Chris Wright, e rappresenta un passo fondamentale per il rilancio del settore energetico venezuelano.

Il Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos (CPPH) relativo allo sviluppo del giacimento rappresenta l’epilogo del percorso avviato con l’intesa del 28 aprile 2026. Obiettivo: rilanciare la produzione petrolifera attraverso la transizione dall’attuale modello operativo del consorzio Petrojunín (Eni 40%, PDVSA 60%) al nuovo regime contrattuale del CPPH, introdotto dalla legge organica degli idrocarburi, approvata dall’assemblea venezuelana nel gennaio 2026.

L’accordo, della durata di 25 anni con possibilità di estensione, attribuisce ad Eni il ruolo di operatore esclusivo con piena responsabilità della gestione tecnica, finanziaria e commerciale del progetto. La posta in gioco è altissima: 35 miliardi di barili in posto certificati con una produzione che attualmente si attesta a circa 12 mila barili al giorno e che arriverà, secondo le stime, a 400 mila barili al giorno al 2030.

«Questo accordo rappresenta un nuovo pilastro per il rilancio del settore oil&gas nel Paese, che avviene proprio in una fase storica in cui la sicurezza energetica, basata su abbondanza di risorse e diversificazione delle vie di approvvigionamento, risulta vitale per l’equilibrio mondiale», ha commentato Descalzi. «Il Venezuela può così imboccare un percorso di sviluppo energetico e crescita economica che potrà portare grande beneficio alla popolazione locale e alla disponibilità energetica globale». Ed Eni, di fatto, allarga ulteriormente il raggio d’azione assicurando all’Italia grande potenziale.

In Venezuela dal 1998, Eni nel 2025 ha prodotto 64 mila boe/giorno, principalmente provenienti dal giacimento di gas Perla, che rappresenta circa il 35% del totale del gas consumato nel Paese.

A margine della firma, il segretario all’Energia americano Chris Wright ha detto che la produzione di petrolio del Venezuela supererà i due milioni di barili al giorno entro il 2030. Al momento la produzione venezuelana si aggira su 1,2 milioni di barili al giorno: «Ritengo che supereremo ampiamente la soglia di 1,5 milioni di barili entro il primo semestre del prossimo anno», ha messo in evidenza.

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