A poche ore dal ritorno dell’Italia al nucleare, con l’approvazione definitiva della legge in Senato, Sogin, che doveva smantellare i siti nucleari ma secondo molti lo faceva troppo lentamente, è oggi un asset prezioso per il governo Meloni. È la più importante, tra tutte le società italiane che operano ancora nella filiera, ad aver mantenuto le competenze e ad aver accresciuto il suo campo di operatività, mantenendo e attraendo professionalità oggi più che mai strategiche. Merito della cura del suo ad, Gian Luca Artizzu, che ha saputo portare tre bilanci consecutivi in utile, dopo anni difficili anche sul piano dei risultati economici.
L’ultimo bilancio segna un utile di 2,5 milioni e un EBITDA di 26,74. Per contro, dopo aver avviato una operazione verità sui tempi del decommissioning, prima decisamente ottimistici e infatti mai raggiunti, adesso Sogin ha per la prima volta indicato un cronoprogramma realistico e ha portato a fine 2025 l’avanzamento del risanamento dei siti al 47.7%: un dato che include tutte le attività che costituiscono la mission principale dell’azienda di Stato: la messa in sicurezza, la gestione del combustibile, il dismantling, la generazione e la gestione dei rifiuti, lo stoccaggio temporaneo.
Infine, Artizzu ha dato prospettiva all’azienda portando a gara nel triennio circa un miliardo di appalti. Nell’ultimo anno, a fronte di una media storica di 95 milioni, il valore complessivo ha raggiunto il mezzo miliardo. Insieme a questo, accelerazioni di attività operative e investimenti, ma anche di cosiddetti cantieri ‘qualificanti’: per la prima volta è stata affrontata, con successo, l’apertura di due vessel (i ‘cuori d’acciaio’ delle centrali, che contengono il nocciolo del reattore) e ci si appresta all’apertura del terzo.
È inoltre imminente l’acquisizione del “Deposito Avogadro Spa” dal Gruppo Stellantis che darà più solidità nella gestione dell’azienda e più garanzie al territorio che lo ospita, mentre sono state affidate a Sogin le attività di disattivazione del reattore Galileo, situato all’interno del Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari della Marina Militare, come pure il rimpatrio negli USA delle materie nucleari fissili del convertitore EURACOS dell’università di Pavia.
È dal know how che hanno conservato Sogin e la sua controllata Nucleco, Ansaldo Nucleare e le più recenti Nuclitalia e Newcleo, nate proprio sull’onda di questo ritorno dell’Italia a questa fonte di energia, che il nostro Paese può ripartire per dotarsi non soltanto di una fonte energetica sicura e a basso costo ma poterla realizzare e gestire, almeno in prospettiva, autonomamente senza dovere necessariamente ricorrere a partner stranieri che sono altrimenti allo stato i soli a poter realizzare in tempi ragionevolmente brevi i reattori di nuova generazione. E sono i buoni esempi di managerialità indicati dal governo di Giorgia Meloni gli assi nella manica con cui la premier fa bella figura in Italia e nel mondo.
