Il sistema elettrico italiano cresce sulle rinnovabili, ma dipende ancora dal gas: nel 2025 il termoelettrico ha coperto circa il 50% della produzione nazionale. È da questa fotografia che parte Edison, la più antica società energetica d’Europa, per tracciare la sua rotta al 2030. Un percorso che deve tenere insieme sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità ambientale e competitività dei costi.
Per realizzarlo, il gruppo guidato dal ceo Nicola Monti prevede di investire tra 1 e 1,5 miliardi di euro all’anno, con l’obiettivo di arrivare al 2030 con l’85% degli investimenti allineati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
Edison intende passare dagli attuali 2,4 a 4 GW di capacità rinnovabile entro il 2030. Nel 2025 gli investimenti del comparto sono cresciuti di oltre il 90%, con più di 200 MW entrati in esercizio. Per Monti le rinnovabili dovranno arrivare a coprire circa l’80% del fabbisogno al 2050, ma serve flessibilità: da qui i nuovi pompaggi idroelettrici allo studio, soprattutto nel Mezzogiorno, in siti con invasi vicini agli impianti di produzione green e alle dorsali di trasmissione. Le infrastrutture idriche diventano così «batterie naturali»: accumulano energia quando la produzione è abbondante e la restituiscono quando cala. La realizzazione di queste infrastrutture è strategica anche alla luce delle sfide poste dal cambiamento climatico e da fenomeni meteo sempre più estremi. «Riteniamo indispensabile che le energie rinnovabili crescano progressivamente nel mix italiano di generazione, fino a garantire circa l’80% del fabbisogno, ma questo sviluppo passa attraverso strumenti di flessibilità, come batterie e pompaggi idroelettrici, e richiede che la rimanente quota del mix venga rappresentata da fonti programmabili come il termoelettrico a gas di ultima generazione o il nuovo nucleare», spiega Monti.
Sul fronte della generazione programmabile, Edison ha fatto da apripista in Italia investendo in impianti a ciclo combinato di ultima generazione, tra i più avanzati ed efficienti al mondo, come quelli di Marghera e Presenzano (1,5 GW complessivi). Centrali che contribuiscono al rinnovo tecnologico e all’efficientamento del sistema elettrico italiano e che in futuro potranno essere ulteriormente decarbonizzate attraverso idrogeno verde o sistemi di cattura e stoccaggio della CO2. E all’orizzonte c’è il nuovo nucleare, complice la recente approvazione in parlamento della legge delega sul nucleare sostenibile. Una tecnologia che secondo Monti «concilia gli obiettivi di decarbonizzazione con quelli di sicurezza energetica, di stabilità e competitività dei prezzi dell’energia, con l’ulteriore beneficio di sviluppare un modello di cooperazione basato su competenze già presenti in Italia».
Nel frattempo, la capacità di approvvigionamento del gas rimane un architrave della sicurezza energetica nazionale, soprattutto in un sistema ancora fortemente dipendente da questo vettore. La parola d’ordine è diversificazione delle fonti come delle rotte. Edison in Italia possiede uno dei portafogli long-term più ampi e flessibili: pioniera con il rigassificatore offshore di Rovigo e, dal 2025, con le forniture di Gnl americano a Piombino, soddisfa oltre il 20% del fabbisogno nazionale. Quota che il piano strategico della società punta a mantenere anche nel prossimo decennio, pur con quote crescenti di biometano, idrogeno, bioGnl.
Secondo Edison i green gas avranno un ruolo cruciale nel decarbonizzare i cicli produttivi industriali in cui l’elettrificazione diretta non è ancora una soluzione praticabile, oltre che i trasporti pesanti e marittimi. Circa un terzo del mercato nazionale del biometano per trasporti e usi industriali fa capo alla società di Foro Bonaparte che ha l’obiettivo di passare da quattro ad almeno dieci impianti produttivi di biogas entro il 2030. Sul GNL per uso marittimo e trasporti, Edison ha costruito una filiera integrata che comprende un deposito costiero a Ravenna e una nave dedicata al trasporto e rifornimento di questo combustibile. Tra i traguardi raggiunti annovera il primo bunkeraggio ship-to-ship in Adriatico a Trieste nel 2024 e nel 2025 la prima operazione italiana su una portacontainer.
La ricetta che emerge è quella di un sistema integrato, dove le diverse tecnologie concorrono alla sua evoluzione, definendo nuovi equilibri in modo «progressivo». Un modello che richiede una visione strategica sul futuro energetico del Paese, oltre a un contesto di norme, regole e criteri stabili che ne permettano l’attuazione.
