Eli Lilly, il colosso farmaceutico statunitense, leader nei trattamenti per il diabete, ha deciso di espandersi ulteriormente, guardando alle terapie autoimmuni. Ieri ha infatti raggiunto un accordo definitivo per l’acquisizione di Merida Biosciences, un’azienda biotecnologica impegnata proprio nello sviluppo di una nuova classe di terapie di precisione per gravi malattie autoimmuni e allergiche.
Guardando ai numeri, l’accordo prevede un versamento da parte di Lilly di 2,875 miliardi di dollari in contanti, comprensivi di un pagamento iniziale e di pagamenti aggiuntivi al raggiungimento di determinati obiettivi.
Nello specifico, Merida sta sviluppando farmaci che riconoscono e colpiscono gli anticorpi responsabili di diverse patologie autoimmuni. Il suo principale farmaco - ancora in fase iniziale di sviluppo - è Mer511, che dovrebbe trattare malattie autoimmuni come il morbo di Graves e l’oftalmopatia tiroidea. Per essere precisi, sta lavorando a medicinali progettati per degradare selettivamente gli anticorpi patogeni, ovvero gli agenti responsabili delle patologie. Un simile approccio mira ad agire sulla causa biologica di queste malattie, anziché sopprimere in modo generalizzato il sistema immunitario, come avviene in molte terapie attualmente in uso. Come sottolineato da Francisco Ramirez-Valle, vicepresidente della ricerca immunologica di Eli Lilly, lo scopo è quello di «cambiare significativamente il decorso della malattia e non solo i suoi effetti». E il programma principale di Merida è progettato per fare esattamente questo.
Il 2026 ha inaugurato una stagione di profonda espansione per Eli Lilly, si tratta infatti della terza acquisizione in sei mesi, per un totale di quasi 14 miliardi di dollari - superando le spese per acquisizioni degli anni precedenti. Inoltre, a queste, bisogna anche aggiungere accordi di collaborazione, tutti con l’obiettivo di espandere il suo terreno di azione: dal diabete alle malattie autoimmuni, passando anche per i disturbi del sonno, le allergie e le terapie geniche. Bisogna anche dire che il «trend» dei farmaci contro l’obesità ha messo a disposizione dell’azienda una liquidità inedita, che rende più semplice sostenere un simile piano di acquisizioni. Per Eli Lilly insomma la sfida è già oltre il diabete e l’obesità; la prossima partita si gioca sulle malattie autoimmuni.
