Mentre a Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi vanno in scena gli scioperi dei lavoratori dell’ex Ilva a seguito dello stop produttivo imposto dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano, un altro ostacolo potrebbe abbattersi sul siderurgico e riguarda, questa volta, l’area a freddo: ovvero il settore dell’azienda che trasforma i semilavorati d’acciaio, l’unico business che al momento potrebbe avere un futuro. Secondo la piattaforma ambientalista VeraLeaks, infatti, anche quest’attività dovrebbe essere sottoposta a una valutazione urgente da parte delle autorità competenti, alla luce delle criticità ambientali. Un’iniziativa della quale si prenderebbe carico preparando una segnalazione alla Procura di Taranto entro un paio di settimane. L’esposto chiederà accertamenti sulla situazione ambientale e la possibilità di interrompere le lavorazioni per consentire interventi di messa in sicurezza e bonifica. Insomma, il fantasma di un nuovo stop giudiziario aleggia sulle flebili speranze di rilancio del siderurgico e dei suoi 10mila addetti. Gli stessi che ieri si sono fermati per la prima giornata di mobilitazione nazionale.
Lo sciopero di 24 ore, indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb, nasce dal rifiuto del blocco delle attività annunciato dalla gestione commissariale (in ottemperanza alla sentenza, ndr). Nei giorni scorsi Acciaierie d’Italia ha deciso di fermare la produzione nell’area a caldo di Taranto e di sospendere gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure dal prossimo 15 novembre. Un provvedimento contestato dalle sigle sindacali. «La riuscita delle astensioni dal lavoro è stata straordinaria. Alle istituzioni e ai commissari chiediamo di reperire bramme e coils sul mercato per riattivare le lavorazioni a freddo. Servono manutenzioni adeguate e una regia pubblica a Palazzo Chigi», hanno detto i leader nazionali Ferdinando Uliano (Fim), Michele De Palma (Fiom) e Davide Sperti (Uilm) ignorando tuttavia la minaccia che incombe sull’area a freddo.
Se nulla cambia, entro il mese di ottobre, questa parte dell’azienda dovrebbe trovare un acquirente privato. Alla partita sta guardando la cordata italiana messa insieme da Federacciai che proprio ieri ha chiarito, per voce di Emma Marcegaglia, di attendere il verdetto della Cassazione per svelare il business plan allo studio.
