Tre-quattro settimane al massimo per dare un futuro tricolore all’ex Ilva di Taranto. Dopo i tavoli andati in scena ieri a Roma, sono emersi i presupposti per la nascita di una cordata di acciaieri italiani. L’annuncio è arrivato dal numero uno di Federacciai, Antonio Gozzi dopo un delicato faccia a faccia: «Abbiamo ascoltato il governo e preso atto della nuova situazione determinata dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano. In questo contesto, ci siamo impegnati a esaminare il dossier e a verificare se sussistano le condizioni e le possibilità per promuovere una cordata di operatori siderurgici italiani finalizzata al rilancio degli impianti non interessati dal blocco disposto dalla sentenza», ha detto Gozzi auspicando che, «qualora si concretizzassero le condizioni per un nostro coinvolgimento, esso possa tradursi in un impegno condiviso dell’intero Sistema Italia, con l’obiettivo di salvaguardare l’intera filiera della trasformazione dell’acciaio».
Dopo il numero uno di Federacciai, è stata la volta del ministro delle Imprese Adolfo Urso che nel question time alla Camera ha chiarito che «gli altoforni non possono essere più riattivati», ma che dalle imprese italiane è arrivata «una risposta particolarmente importante e significativa», riferendosi all’incontro avuto in mattinata con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica. «Come ha detto il presidente Orsini e confermato il presidente Gozzi, a seguito del tavolo odierno presso il Mimit giudicato da loro serio e proficuo, ci sono le condizioni - ha rilevato Urso - per una cordata italiana promossa dal sistema industriale per fare una proposta che consenta il salvataggio e il rilancio della produzione siderurgica a Taranto e negli stabilimenti dell’Ilva. Questo, ove fosse possibile - ha specificato Urso -, si aggiungerà alla proposta il Jindal». Il player indiano, secondo indiscrezioni, sarebbe però particolarmente piccato per la mancata assegnazione e per questo nuovo rinvio, con annessa apertura ad altri player.
Urso ha poi detto che nel Tavolo Taranto al Mimit, «sono stati presentati oltre 17 progetti per investimenti complessivi di oltre 2 miliardi con una diversificazione settoriale su almeno otto settori con una prospettiva occupazionale di grande rilevanza». Garanzie occupazionali che coinvolgerebbero Renexia, Webuild e Pirelli (genericamente in Puglia) tutte da verificare e che non disinnescano al momento la bomba sociale che esploderà a Taranto con la chiusura dell’area a caldo e che preoccupa i sindacati. «Questa è l’occasione per risolvere definitivamente una crisi industriale che, da oltre quattordici anni, nessun governo è riuscito ad affrontare e chiudere positivamente. Siamo fortemente preoccupati che tutto questo possa essere compromesso da una scelta che scaricherebbe su lavoratrici, lavoratori e comunità locali il peso delle responsabilità della politica», ha dichiarato la Fim-Cisl.
