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Del Vecchio al cda: "Pronto al riassetto di Delfin, ma il board chiarisca"

La lettera aperta pubblicata online da Qn in cui annuncia l'intenzione di presentarsi all'assemblea del 30 aprile per "capire perché, nel momento in cui si poteva finalmente voltare pagina, qualcuno abbia scelto di alzare un muro"

Del Vecchio al cda: "Pronto al riassetto di Delfin, ma il board chiarisca"
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Leonardo Maria Del Vecchio resta in campo per il riassetto di Delfin, la cassaforte di famiglia che custodisce partecipazioni di peso in EssilorLuxottica, Mps, Generali e UniCredit, ma chiede al board che "vengano ripristinate chiarezza, coerenza e sostenibilità finanziaria". Lo fa con una lunga lettera aperta, pubblicata online da Quotidiano Nazionale, in cui annuncia l'intenzione di presentarsi all'assemblea del 30 aprile per "capire perché, nel momento in cui si poteva finalmente voltare pagina, qualcuno abbia scelto di alzare un muro".

In ballo, sostiene, non ci sono i dividendi, il bilancio o il closing con i fratelli Luca e Paola, ma "qualcosa di più profondo - scrive -: la natura stessa e il futuro di Delfin". Mentre Leonardo Maria con il suo family office continuava a negoziare con banche e fondi, il board di Delfin, secondo quanto viene ricostruito, avrebbe posto condizioni sempre più stringenti all'operazione. Il punto non sarebbe semplicemente autorizzare il trasferimento delle quote a Lmdv Fin, ma trovare le protezioni da garantire agli amministratori delle holding. C'è stato poi il ricorso allo strumento della manleva, come ombrello per eventuali responsabilità legali, patrimoniali, reputazionali e bancarie, poi ci sarebbe stata la richiesta di via libera in assemblea di 6 soci su 8 ed infine la richiesta dell'unanimità. Lo stallo dell'operazione che lo avrebbe portato a diventare il primo socio della holding, spinge Leonardo Maria Del Vecchio a uscire allo scoperto. Nessun ripensamento, sottolinea, ma il 30 giugno "vorrò capire perché le cautele del Board siano emerse soltanto dopo il voto favorevole e dopo dichiarazioni pubbliche che descrivevano il riassetto come un elemento di stabilità".

Una operazione, sostiene, "votata, sostenuta pubblicamente, negoziata con le banche, e poi progressivamente svuotata". "Ero disposto a diventare il primo azionista di Delfin - osserva Leonardo Maria Del Vecchio - con un ruolo chiaro, assumendomi un debito molto rilevante, per dare alla holding ciò che le mancava da quattro anni: una governance stabile, una direzione, un punto di riferimento". Una parola, prosegue, che "sembrava essere stata raccolta. Pensavo che stessimo andando nella stessa direzione: il 27 aprile sei soci su otto avevano approvato il trasferimento delle quote, sette la nuova politica dei dividendi - ricorda -. Il giorno dopo, davanti all'assemblea di EssilorLuxottica, Francesco Milleri disse: 'Semplificare è sempre una cosa buonà — richiamando l'insegnamento di mio padre. Era esattamente ciò che speravo di sentire. Poi qualcosa si è complicato".

Il finanziamento da 11 miliardi di euro "è finito nel pieno del risiko bancario italiano, in un momento in cui gli stessi soggetti potevano trovarsi, a seconda del tavolo, finanziatori, partecipate, controparti, potenziali acquirenti", tanto che nei giorni scorsi è stato interpellato il fondo statunitense Apollo. L'attenzione dell'imprenditore-manager si sposta allora sul cda di Delfin, perché "se le banche sollecitavano un impegno più forte, il Board aveva il diritto e il dovere di rivalutarne i rischi. Ciò avrebbe però richiesto una posizione chiara, unitaria, trasparente: quali condizioni erano cambiate, quale rischio era emerso, quale maggioranza fosse realmente necessaria. Non è andata così. Il consiglio non si è allineato.

La litigiosità familiare come spiegazione dello stallo, secondo Leonardo Maria Del Vecchio, "non regge". "Tra molti di noi sembrava finalmente arrivato il momento di chiudere una stagione lunga e dolorosa - sostiene -. Non era solo un'operazione finanziaria. Era la possibilità che ci ritrovassimo, finalmente, dalla stessa parte. Qualcosa che mio padre avrebbe voluto vedere".

Lo stallo "è arrivato da altrove" per Del Vecchio: "per anni ho sostenuto il Board e la continuità della holding. L'ho fatto nella convinzione che rappresentassero lo strumento scelto da mio padre per custodire il patrimonio e l'unità del gruppo. Ora però questa sequenza di eventi - conclude - mi impone di chiedere chiarezza".

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