Crescono gli ordini della Fiat 500 ibrida, prodotta nel polo Stellantis di Mirafiori, a Torino, con il risultato che le prenotazioni sono maggiori rispetto alla produzione. L’impianto Teksid di Carmagnola, che realizza una parte delle alimentazioni, è infatti tarato su un livello insufficiente rispetto alla domanda. Mancano i componenti ad hoc. In parole povere, il mercato ha preso in contropiede Stellantis che «ora sta lavorando allo scopo di adeguare i livelli produttivi dei motori alla richiesta».
Per il gruppo, alle prese con una serie di cambiamenti a livello di management, è un momento positivo. In Italia, dopo il rialzo delle vendite tra dicembre e luglio, agosto ha confermato l’interesse della clientela: mercato, dunque, doppiato nel suo complesso (+6,2% il mese scorso, rispetto al +3,2% del dato complessivo). La Fiat Pandina si dimostra sempre più intramontabile: è il modello più venduto. Tra gennaio e luglio, incluso il partner cinese Leapmotor, la crescita dei marchi Stellantis è stata del 14% (+8,5% il dato del mercato) con una quota al 30,2%. L’auspicio è che si risolva rapidamente il problema dei componenti per i motori ibridi che ha causato lo stop forzato di Mirafiori per tre giorni.
Il punto della situazione di Massimo Artusi (Federauto): «Le immatricolazioni per alimentazione mostrano un dato di tendenza con una continua discesa dell’ibrido, per il quinto mese consecutivo sotto il 50% a favore della spina: l’ibrido plug-in è al massimo storico dell’11,80% e per il quarto mese in doppia cifra. Il 100% elettrico, al secondo mese di contenimento al 6,34%, riflette l’esaurimento delle consegne di auto che hanno beneficio degli incentivi, riproponendo il tema di una transizione che procede a due velocità e che ha ancora bisogno di certezze su infrastrutture e prezzi». Roberto Vavassori (Anfia) guarda con preoccupazione ai cinesi: «Non può lasciare indifferenti la crescita del 92,1% da gennaio delle auto Made in China con una quota del 15%, a evidenziare la fortissima pressione competitiva esercitata dalle produzioni extra-europee».
