Tagli potenziali fino a 50mila occupati a livello mondiale nel gruppo Volkswagen. Il ceo Oliver Blume esce allo scoperto sulle reali intenzioni al fine di riorganizzare il colosso dell'auto tedesco in crisi. Viste le sue ultime e nervose dichiarazioni, il fatto di voler mandare a casa fino a 50mila persone, si può considerare una tra «le soluzioni più intelligenti rispetto alla chiusura di stabilimenti», come egli stesso ha affermato dopo che il consiglio di sorveglianza del gruppo ha respinto il piano lacrime e sangue che, secondo indiscrezioni e vista la situazione allarmante, prevedeva tra 100mila e 120mila tagli e quattro impianti da chiudere in Germania.
«Poiché la metà dei costi generali deriva dal personale, un calcolo teorico che ipotizzi l'invarianza dei costi del lavoro porterebbe a una cifra di circa 50mila posti in tutto il mondo. Non appena verranno prese delle decisioni, forniremo informazioni trasparenti ed esaurienti», ha tagliato corto Blume in un'intervista pubblicata internamente e anticipata da Der Spiegel. Già nel 2024, la casa automobilistica aveva annunciato l'intenzione di fare a meno di circa 50mila lavoratori entro il 2030, coinvolgendo i marchi Volkswagen, Audi e Porsche nonché la divisione di software Cariad, principalmente attraverso programmi di pensione parziale. Con il gradimento da parte dei lavoratori crollato, il ceo Blume ora dovrà vedersela soprattutto con il potente sindacato Ig Metall e il Land della Bassa Sassonia, azionista di riferimento del gruppo, contrari a interventi drastici a scapito delle maestranze.
Il caso Volkswagen, tra l'altro, oggi sarà tra i temi del Tavolo Automotive convocato dal ministro Adolfo Urso, incentrato proprio sul rafforzamento della componentistica italiana per la quale il business tedesco vale circa 5 miliardi.
In casa Stellantis, intanto, si registrano nuovi interessanti risultati, segno che la cura impostata dal ceo Antonio Filosa dà i suoi frutti anche se resta ancora molto da fare per garantire al gruppo stabilità e futuro. Ecco le stime sulle consegne globali nel secondo trimestre: 1,6 milioni di veicoli (+10%) e crescita trainata da Usa ed Europa allargata, parzialmente compensata da volumi inferiori in Medio Oriente e Africa, in larga misura a causa del conflitto nella regione, e in Sud America, per la la debolezza del mercato argentino. Negli Stati Uniti le consegne sono salite di 122mila automezzi (+38%). In Europa allargata c'è stato un balzo di 39mila unità (+5%) sia grazie ai marchi Stellantis sia grazie ai veicoli del partner cinese Leapmotor e il contributo particolarmente rilevante dei suoi modelli elettrici.
Bene, inoltre, i modelli Stellantis basati sulla piattaforma Smart Car (circa 41mila unità aggiuntive, +51%) tra cui la Fiat Grande Panda. Riscontro positivo anche dalla nuova Jeep Compass, prodotta a Melfi (+8mila unità).
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