L’offerta di Poste su Tim è iniziata da meno di due settimane e vale già una pioggia di dividendi e utili. Secondo gli analisti le nozze saranno un volàno strategico e finanziario per entrambi i gruppi, un’operazione win-win.
Per il gruppo guidato da Pietro Labriola i benefici a Piazza Affari sono partiti già da un anno e mezzo: dall’ingresso di Poste nel capitale di Tim, avvenuto il 15 febbraio 2025, il mercato ha premiato il titolo con un rialzo del 176%, performance superiore a quella di Poste Italiane (+88%), dell’indice Ftse (+38%) e del DJ Stoxx Telecom Index (+14%). Secondo gli analisti, la Borsa si prepara a premiare anche Poste: per Barclays il prezzo obiettivo è ora a 35,2 euro (dai 26 euro attuali), per Intermonte a 33 euro, per Berenberg a 32,90 euro. Trend che evidenziano come gli investitori abbiano progressivamente riconosciuto il valore industriale del progetto di integrazione promosso, scommettendo sulla capacità della futura aggregazione di generare sinergie (circa 700 milioni di euro l’anno ante imposte) e rafforzare il posizionamento competitivo.
A fare i conti sono in tanti, ma Barclays, in particolare, spiega che le nozze produrranno un aumento degli utili per azione di Poste tra il 10% e il 20%. Le simulazioni
prendono in considerazione diversi scenari: dall’acquisizione del 51% fino al controllo totale del gruppo telefonico (100%), opzione credibile per gli analisti.
Secondo Barclays, però, le sinergie rappresentano soltanto una parte del potenziale upside. La vera opportunità deriva dalla combinazione di tre fattori destinati a rafforzarsi reciprocamente: in primis, le efficienze industriali generate dall’unione delle infrastrutture tecnologiche, dalla condivisione degli investimenti, dalla riduzione dei costi e dell’aumento della capacità commerciale. Il secondo elemento prevede una graduale risalita dell’Arpu, il ricavo medio per cliente, che migliorerà la redditività degli operatori. Non è un dettaglio: come ha ricordato più volte l’ad di Tim, Pietro Labriola, ogni euro aggiuntivo di ricavo medio per utente vale circa 160 milioni di flusso di cassa operativo ogni anno. Il terzo fattore, infine, riguarda un miglioramento del quadro regolatorio.
Il combinato Poste-Tim aiuterà, lato Poste, lo sviluppo dei servizi finanziari integrati, destinati a diventare il principale motore della redditività del gruppo guidato da Matteo Del Fante. «Da un lato amplierà la base clienti alla quale proporre servizi finanziari e assicurativi; dall’altro consentirà di condividere piattaforme
tecnologiche e investimenti informatici, aumentando l’efficienza operativa. Poste sarà un interlocutore unico per un numero crescente di esigenze quotidiane».
La potenza di fuoco in questo caso è composta da 13.000 uffici postali, oltre 4.000 punti vendita Tim e una rete di oltre 49.000 partner terzi; e una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi. La capacità di generare cassa dovrebbe tradursi anche in una politica di dividendi sempre più generosa. Barclays prevede un dividendo per Poste intorno al 6% annuo nel periodo 2026-2028. Gli analisti ritengono sostenibile una cedola Poste di circa 1,30 euro per azione già nel 2026, superiore a quella prevista nello scenario standalone, con ulteriori incrementi negli esercizi successivi. Per Tim sarà un ritorno storico alla remunerazione nel 2026.
La nascente piattaforma integrata capace di combinare finanza, telecomunicazioni e servizi digitali, secondo gli analisti, è ancora sottovalutata e si tradurrà nei prossimi anni in una crescita significativa di utili, dividendi e valore per gli azionisti.
