Nell’ambito del procedimento pendente avanti il Tribunale di Milano, riguardante i fatti riferiti nell’articolo, con sentenza del 15.4.2010, il Giudice per l'Udienza Preliminare dr.ssa Nunnari, ha disposto il non luogo a procedere nei confronti della funzionaria di Banca, Angela Maria De Fazio, "perchè il fatto non costituisce reato". Nel testo del provvedimento si legge: "Gli elementi probatori a disposizione non consentono di attribuire all'imputata (n.d.r. Angela Maria De Fazio) un coefficiente soggettivo in merito alla provenienza delittuosa del danaro impiegato". Si precisa che la signora Angela Maria De Fazio, già prima della vicenda processuale, ha aderito alla politica dell'Istituto di credito di incentivazione al pensionamento anticipato e non ha dunque rassegnato le proprie dimissioni
«Scherzavo». Così, nella memoria inviata nei giorni scorsi alla Procura, cerca di cavarsela Angela De Fazio, direttrice fino a poco tempo fa della filiale di Intesa San Paolo di piazzale Corvetto. A carico della funzionaria ci sono le intercettazioni realizzate dal pubblico ministero Marcello Musso nell’ambito dell’indagine sul clan malavitoso dei Gadaleta e sul riciclaggio nell’economia «pulita» di rilevanti somme incamerate col narcotraffico. Scavando su questo clan Musso si è imbattuto nelle modalità assolutamente singolari con cui nella banca del Corvetto si gestivano alcuni rapporti con la clientela.
La dottoressa De Fazio non è certo la prima funzionaria di banca che viene scoperta mentre dà una mano a imboscare soldi sporchi. Ma è la prima - almeno in questa parte della Penisola - che viene registrata mentre chiede l’aiuto dei suoi clienti balordi per recuperare crediti da altri clienti insolventi. «Gli faccia un bello mazziatone..., tieni qualche mafioso, eh, mi raccomando», dice la direttrice a Vincenzo Busso, casertano, riciclatore di fiducia del clan.
Parole piuttosto chiare, si direbbe. Nella memoria inviata al pm, la De Fazio cerca di sdrammatizzare, di ridurre il tutto ad uno scherzo col cliente: «Busso ha un forte accento casertano, gli davo del malavitoso per prenderlo in giro, anche lo scherzo sul recupero crediti nasce da lì».
Peccato che la direttrice non fosse sola, nella banca del Corvetto, a scherzare pesantemente su questo tema. Un impiegato di nome Salvatore viene intercettato in una conversazione ancora più esplicita. Si legge nel brogliaccio dell’intercettazione: «Salvatore chiede allora a Busso "quando gli spezzeranno le gambicelle", Busso risponde di avergli mandato per due sere di fila suo fratello a citofonare a casa e che non ha risposto nessuno. Salvatore chiede a Busso che cosa debbano fare, Busso risponde di non preoccuparsi e che lo aspettano, che magari lo stesso è andato a farsi due giorni di ferie con i soldi del San Paolo. Salvatore ribatte dicendo che i giorni di ferie se li andrà a fare con le stampelle».
Meno inedite, ma altrettanto esplicite, le conversazioni in cui direttrice e riciclatore si accordano su come far entrare in banca dei soldi aggirando le normative antimafia. Anche per questo l’ex funzionaria, nella sua memoria difensiva, tenta di dare una spiegazione: «Si trattava di soldi che Busso non voleva far apparire sul suo conto perché era in lite con la moglie e non voleva che lei li rivendicasse». In realtà, si trattava di soldi provento del narcotraffico e destinati a essere impiegati, dietro il paravento fornito da Busso, in attività edilizie. Ecco una delle intercettazioni.
«Ascolti, volevo dirle, ha visto quel versamento che le ho fatto? Ne ho un altro da fare così».
«E allora?»
«Però non dobbiamo farli vedere, trova lei il sistema?»
«Eh, eh, sto pensando... Per non farli vedere possiamo fare un'operazione per cassa però li dobbiamo metterli su un fondo (...) Volendo i novantamila euro possiamo caricarli direttamente sul fondo senza farli neanche transitare dal conto. Quello poi dipende da me, se di farti arrestare o meno»
«Mi piaci...»
«Uhm uhm, però fammi recuperare quei duemila euro»
«Stai tranquilla che glieli faccio recuperare»
E non è tutto.