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Banche

Bce, pericolo “bolla” sul mondo dell’IA

Le famiglie dell’Eurozona hanno investito 440 miliardi nel tech Usa. “Correzione possibile, con gravi conseguenze in Ue”

Euro digitale, via al  countdown. Obiettivo: convincere i cittadini

Il boom dell’intelligenza artificiale ha spinto le valutazioni di Wall Street vicino IA massimi storici, aumentando il rischio di una correzione con «gravi conseguenze» anche per l’Eurozona. È l’allarme lanciato da cinque economisti della Bce, secondo cui la storia delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, dalle ferrovie a internet, porta a una conclusione poco rassicurante: un ridimensionamento delle quotazioni è probabile anche se l’entusiasmo per l’IA dovesse rivelarsi razionale e non una bolla in stile dot-com. Le famiglie dell’Eurozona detengono circa 440 miliardi di euro di titoli tecnologici americani, in gran parte tramite fondi ed Etf, mentre assicurazioni e fondi pensione presentano esposizioni rilevanti. Una caduta dei listini potrebbe quindi innescare riscatti e vendite forzate, amplificando il ribasso

e trasformando la correzione in un problema di stabilità finanziaria.

Il punto è che il mercato non prezza soltanto i ricavi attuali dell’IA, ma soprattutto quelli attesi nei prossimi anni. Anthropic, la società alle spalle di Claude, avrebbe superato 11,5 miliardi di dollari nel secondo trimestre, contro 787 milioni un anno prima, e a maggio aveva indicato un fatturato annualizzato oltre 47 miliardi. Ma le aspettative per i prossimi anni sono ancora più ambiziose e contribuiscono a sostenere valutazioni elevatissime. Lo stesso vale per OpenAI e per altri big come SpaceX, sempre più intrecciata al mondo dell’IA attraverso xAI. È qui che l’avvertimento della Bce incontra il vero test del mercato. Finché i fatturati cresceranno abbastanza da avvicinarsi alle promesse, le valutazioni potranno continuare a reggere. Ma basterà che la crescita rallenti, che i margini restino compressi dagli investimenti

o che la monetizzazione dell’IA proceda più lentamente del previsto perché il mercato sia costretto a rivedere i prezzi. Un dubbio ammesso dagli stessi protagonisti: Dario Amodei (Anthropic) ha riconosciuto che il settore ha prodotto molte promesse e ancora pochi benefici concreti, mentre Sam Altman (OpenIA) e Sundar Pichai (Alphabet) hanno già parlato di euforia e di elementi di irrazionalità.

L’IA può dunque essere una rivoluzione autentica e, allo stesso tempo, alimentare una bolla. Non serve che la tecnologia fallisca, basta che i risultati arrivino più lentamente di quanto oggi incorporato nelle quotazioni.

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