A Piazza Meda si attende di sapere cosa farà Montepaschi. Ieri l’amministratore di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, ha aggiornato i consiglieri d’amministrazione sui recenti sviluppi del risiko bancario, ma non sarebbe emerso niente di più da un consiglio d’amministrazione ordinario che aveva anche tanti altri ordini del giorno. La verà data «x» è domani, vale a dire quando tornerà a riunirsi il board di Mps: sono in tanti a chiedersi cosa emergerà.
Quello che pare probabile è che verrà fatto un passo in avanti: da Siena si risponderà alla proposta di Intesa Sanpaolo, dove in virtù delle recenti dichiarazioni del ceo Luigi Lovaglio potrebbe essere richiesto un aumento del valore dell’offerta. Un concambio (1,6 azioni di Intesa Sanpaolo e 1 euro in contanti in cambio di 1 azione di Mps) che dallo scorso 8 giugno ha aumentato considerevolmente il suo valore e oggi sfiora i 34 miliardi di euro. Da Rocca Salimbeni, però, ci potrebbe essere anche un invito a Bpm di sostanziare meglio la proposta: secondo quanto raccolto, il valore di Mps ora è aumentato e non sarebbe più percorribile l’ipotesi di un «merger of equals», un’aggregazione tra pari.
Tutto da vedere a questo punto cosa deciderà di fare Castagna: perché, di fatto, la situazione potrebbe ribaltarsi e divenire Bpm la banca acquistata da Mps. C’è poi da pesare la posizione del Credit Agricole: i francesi, che si sono rafforzati a circa il 30% in Bpm, potrebbero valutare qualsiasi soluzione. Già in passato hanno dimostrato un approccio pragmatico e anche in questo caso, in cambio di filiali o di soluzioni per loro remunerative, potrebbero accettare una proposta allettante da Siena.
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