l cda di Banco Bpm ha esaminato la comunicazione del Monte dei Paschi sul lancio dell’Ops e «preso atto» dell’offerta di Siena. L’operazione, si legge in una nota, è stata «promossa su iniziativa di Mps senza essere stata previamente concordata con Banco Bpm né da quest’ultima sollecitata». Il board di Piazza Meda sottolinea che l’offerta «per sua natura rappresenta un’operazione strutturalmente diversa» da quella proposta a Mps dall’istituto guidato da Giuseppe Castagna (in foto) con la lettera del 7 giugno 2026, in quanto «si configura come un’acquisizione, non una fusione tra le due banche», e «non presenta un premio per gli azionisti di Banco Bpm». Il cda ora «effettuerà le valutazioni di propria competenza sull’offerta e renderà note le proprie determinazioni al riguardo nei termini e con le modalità previsti dalla normativa applicabile». Le decisioni del board, arrivate dopo una riunione durata meno di due ore, sono state prese all’unanimità, ha riferito il consigliere Domenico Siniscalco lasciando la sede di Piazza Meda. L’ex ministro è stato eletto nel consiglio come espressione del primo azionista, ovvero il Credit Agricole che nel board può contare su altri tre posti.
Secondo Moody’s, le Ops di Mps su Banco Bpm e Banca Generali non dovrebbero avere effetti immediati sui rating, ma presentano rischi di esecuzione significativi. L’agenzia sottolinea soprattutto la complessità dell’integrazione tra gruppi con modelli di business, strutture operative e culture aziendali differenti. Mps dovrebbe infatti gestire contemporaneamente l’aggregazione con Banco Bpm, l’acquisizione di Banca Generali e l’integrazione già in corso con Mediobanca.
Intanto, si rafforza il fronte favorevole all’aumento di capitale di Intesa Sanpaolo a servizio dell’Opas su Mps, che sarà sottoposto all’assemblea straordinaria di Ca’ de Sass il prossimo 10 settembre. Il proxy advisor Glass Lewis ha raccomandato agli azionisti di votare a favore, seguendo la posizione espressa lunedì da Iss. Entrambi hanno però richiamato le conseguenze che le offerte del Monte su Banco Bpm e Banca Generali, insieme alla distribuzione straordinaria prevista, potrebbero avere sull’operazione di Intesa. L’eventuale approvazione da parte dell’assemblea di Mps delle due Ops e della distribuzione, nell’ambito della passivity rule, comporterebbe infatti il mancato avveramento di alcune condizioni di efficacia dell’Opas di Intesa. Ca’ de Sass conserva comunque la possibilità di rinunciare a tali condizioni a propria discrezione.
La partita bancaria è tornata anche al centro del confronto politico. Da Rimini il vicepremier Matteo Salvini ha definito «molto interessante» la proposta lanciata da Lovaglio. «Non entro nel merito di scelte che farà il mercato», ha precisato, aggiungendo però che gli piacerebbe vedere Mps «promotrice, aggregatrice di un terzo polo bancario delle piccole e medie imprese, degli sportelli territoriali», in grado di fare concorrenza a UniCredit e Intesa Sanpaolo. A Roma, invece, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha incontrato gli enti locali toscani sul futuro del Monte. Al termine, il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha riferito che il ministro avrebbe confermato l’intenzione di non cedere la quota del 4,8% che lo Stato conserva in Mps. Secondo Giani, dal confronto è emersa anche la condivisione del principio secondo cui la tutela dell’integrità del Monte «non è un’esigenza locale ma un interesse nazionale».In serata fonti del Mef hanno precisato che il Tesoro ha congelato la vendita del pacchetto per non interferire con le operazioni straordinarie che coinvolgono la banca.
