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Commerz bussa alla BaFin per difendersi da Unicredit

L'istituto allude a informazioni fuorvianti: "Una quota delle azioni consegnate è delle controparti di Orcel"

Commerz bussa alla BaFin per difendersi da Unicredit
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Mentre Unicredit avanza nell'offerta pubblica su Commerzbank, l'istituto tedesco prova a mettere a punto un'estrema difesa. Secondo quanto emerge da una nota interna, la banca tedesca è in contatto con la BaFin (la Consob tedesca). «Sulla base delle informazioni a nostra disposizione, una quota significativa delle azioni conferite potrebbe provenire da operatori di mercato che sono anche controparti di derivati con Unicredit», avrebbe affermato un top manager di Commerzbank come riportato da Bloomberg. Dopo l'aggiornamento sulle adesioni all'Ops - in Germania avvengono una volta alla settimana, eccezion fatta per l'ultima quando le comunicazioni avvengono giorno per giorno - il gruppo italiano che ha una quota di azioni del 26,7%, a cui si aggiungono il 7,6% di azioni già consegnate, il 3,2% di derivati a regolamento fisico e il 13,19% di derivati a regolamento in contanti avrebbe già in pugno oltre il 50% della seconda banca tedesca. Un segnale di condanna per la ceo Bettina Orlopp e il governo tedesco, azionista con oltre il 12%, che si sono schierati apertamente per l'indipendenza di Commerz e contro la scalata intrapresa dal ceo italiano Andrea Orcel.

L'unica carta da giocare, quindi, è il tentativo, disperato, di provare violazioni delle normative: in sostanza, il top management di Commerz sostiene che una parte considerevoli delle azioni consegnate vengano da controparti di Unicredit nell'acquisto di derivati. L'allusione è a informazioni fuorvianti fornite al mercato, che punta all'intervento della BaFin per ostacolare l'avanzata italiana. Unicredit ha definito il tutto «insinuazioni prive di fondamento fattuale».

Intanto, ieri, nella metà campo dove è schierata Commerz è sceso pure l'ex amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier. Il manager francese, famoso per lo più per aver venduto a prezzo di saldo le case prodotto dell'istituto (si pensi a Pioneer) con un danno grave per l'Italia, che ora Orcel sta faticosamente cercando di rimediare, ha scritto un articolo pubblicato sul sito del Systemic Risk Centre, il centro di ricerca della London School of Economics, indirettamente contro la scalata di Commerzbank. La tesi è che le aggregazioni bancarie transfrontaliere non sono poi così necessarie e i benefici economici sarebbero molto inferiori a quanto si racconta. Per Mustier, l'Europa è ancora troppo frammentata a livello regolamentare e non servono banche grandi per finanziare la crescita economica europea. Una sorta di inno al «piccolo è bello», strategia che peraltro ha messo in pratica nei suoi anni alla guida della banca italiana. Tanto che, il 30 novembre del 2020, giorno dell'annuncio del suo addio anzitempo dalla banca, il titolo valeva meno di un cocktail al bar (8,60 euro per azione).

Mentre Orcel, seppur con un approccio aggressivo talvolta criticato, ha risollevato l'istituto portandolo a macinare record di profitti con un titolo che alla chiusura di ieri valeva 73,5 euro. Oltre sette volte il valore di quando Mustier informò il mondo dell'intenzione di andarsene.

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