Inviato a Cernobbio (Como)
«Noi abbiamo detto in Parlamento, e ribadito, che siamo totalmente neutrali rispetto alle operazioni (del risiko bancario; ndr). Non intendiamo assolutamente intervenire né interferire con le operazioni in corso». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ieri a margine del Forum Teha di Cernobbio ha voluto ancora una volta spiegare l’atteggiamento tenuto dall’esecutivo e dal Mef in merito alle grandi partite finanziarie.
Il ministro ha così replicato indirettamente al leader di Iv Matteo Renzi che dallo stesso palco, in precedenza, aveva aspramente criticato l’atteggiamento di Palazzo Chigi e di Via XX Settembre su questi dossier. «Il governo ha fatto danni sul risiko bancario. Il fatto che stia ritardando l’uscita» da Mps «è la dimostrazione del fatto che Giorgetti immagina di giocare un ruolo, ma il problema non è che si possa fare una scelta su Mps, ma è l’impianto», ha accusato. Interpellato sull’opportunità per il Mef di uscire dal capitale di Mps, l’ex premier ha risposto: «Assolutamente sì».
Ed è questa tesi che Giorgetti ha confutato. Il 4,8% detenuto dal Tesoro a Siena era già in fase di dismissione. «Era stata già avviata la procedura, poi sono partite le offerte. In questo momento noi siamo di fatto congelati», ha argomentato chiudendo di fatto la polemica.
Il problema è che Renzi ha accusato Giorgetti anche di aver applicato «il golden power contro una banca italiana (Unicredit; ndr) regalando Banco Bpm ai francesi» di Crédit Agricole. Tesi alquanto discutibile sia perché la presenza transalpina a Piazza Meda era già notevole ai tempi sia perché Unicredit è di fatto una public company in cui i fondi esteri hanno un peso specifico e che sta cercando di aumentare la propria presenza in Italia.
