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Banche

Il Tesoro rimanda l’uscita da Mps. Bpm: “Nozze con Agricole possibili”

Giorgetti: “Avevamo previsto di collocare il 4,9% di Montepaschi ma non vogliamo interferire”. Piazza Meda rinuncia a Siena e fa un miliardo di utili, Castagna: “Con Parigi opzione industriale solida”

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’aula della Camera dei deputati durante l’informativa sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (Safe) per le spese relative all’energia e alla difesa, Roma, Mercoledì 5 Agosto 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Economy minister Giancarlo Giorgetti addresses the Chamber of deputies on the the procedure to activate the Security Action for Europe, Rome, Wednesday 5, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

«Noi avevamo programmato un Abb» (un collocamento accelerato) sulla quota di Mps «prima che partisse l’offerta, adesso ci comporteremo in modo da non creare problemi a nessuno. Non vogliamo interferire«. Lo ha chiarito ieri in Senato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo a chi gli chiedeva se ci si deve aspettare un Accelerated Bookbuilding per la cessione del 4,9% rimasto nelle mani del Tesoro prima che parta l’offerta di Intesa Sanpaolo. Ai prezzi di mercato, la partecipazione statale nel Monte vale 1,7 miliardi.

Il chiarimento di Giorgetti è arrivato nel giorno della presentazione dei conti del Banco Bpm diffusi a Borsa chiusa: la banca milanese ha archiviato il primo semestre dell’anno con un utile di 1,06 miliardi, in calo del 15,4% sullo stesso periodo del 2025, quando aveva beneficiato anche di una rivalutazione di 201,8 milioni della partecipazione in Anima. L’utile netto adjusted è in rialzo del 7% a 1,07 miliardi. I risultati consentono l’aumento a circa 750 milioni, rispetto ai circa 700 milioni del 2025, dell’acconto sul dividendo 2026 mentre il dividendo per azione 2026 è atteso oltre 1 euro ad azione rispetto alla precedente stima di circa 1 euro. L’istituto di Piazza Meda ha rivisto al rialzo la guidance sull’utile netto 2026, che è ora atteso oltre gli 1,95 miliardi con un target cumulato di remunerazione degli azionisti 2024-2027 incrementato da 6 a circa 7 miliardi, da realizzare attraverso dividendi cash e buyback.

I riflettori degli analisti collegati in conferenza telefonica sono però rimasti accesi sul risiko soprattutto dopo la posizione espressa dal primo azionista Credit Agricole, contrario all’ipotesi poi tramontata di un’operazione con Mps. «La decisione di non andare avanti con la potenziale opportunità rappresentata da una fusione» con il Monte «è stata presa solo dal cda della banca che comprende 4 membri nominati in una lista appoggiata dall’Agricole. La decisione è stata unanime, tutti hanno votato in questo senso», ha sottolineato l’ad Giuseppe Castagna. Che poi ha spiegato: «Dopo mesi di attesa non siamo riusciti a comprendere quale tipo di operazione si potesse realizzare, con quali numeri e quale valore avrebbe potuto creare per i nostri azionisti. A quel punto abbiamo deciso di fermarci anche perché, dopo la nostra lettera si è concretizzata l’offerta ufficiale di Intesa. Per ragioni legate alle tempistiche, non eravamo più nelle condizioni di portare avanti, in agosto o settembre, un’operazione che potesse concludersi prima dell’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo. Non credo quindi che le interpretazioni attribuite a Crédit Agricole riguardo alla nostra operazione con Mps siano corrette». I francesi hanno anche indicato nella fusione del Banco con il Credit Agricole Italia lo scenario prediletto. Questa «è sempre stata una possibilità», ha detto. «Da un punto di vista industriale ritengo che si tratti di una fusione molto solida. Tuttavia, è chiaro che dobbiamo trovare una soluzione che soddisfi anche tutti gli altri azionisti», ha aggiunto. Quanto alla posizione del governo «ci sono regole da rispettare e non voglio entrare in questioni estranee a quello che posso decidere».

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