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Banche

Intesa ai soci: “In Generali non comanderemo”

Il 10 ottobre l’assise per l’ok alla scalata a Mps. A Siena il cda per Brancadoro e Caltagirone

Isybank supera quota tre miliardi di giacenze

Intesa Sanpaolo si prepara all’assemblea di giovedì, che è chiamata a dare il via libera per l’aumento di capitale a servizio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps. Nel frattempo, nella giornata di ieri il gruppo guidato da Carlo Messina ha pubblicato le risposte degli azionisti.

Un’operazione con Mps, sostiene Ca’ de Sass, consentirà di «accelerare il raggiungimento degli obiettivi dichiarati nel piano d’Impresa 2026-2029», con una «significativa generazione e distribuzione di valore, senza costi sociali, a vantaggio di tutti gli stakeholder di entrambi i gruppi» ed un «basso rischio di esecuzione». Il gruppo sottolinea sinergie stimate in 2,9 miliardi di euro a regime nel 2029, di cui 1,4 dai ricavi e 1,5 sui costi. Interessante anche il passaggio sulla decisione di acquisire una quota del 3% su Generali contestualmente all’operazione lanciata su Mps (che ha in pancia il 13% del Leone di Trieste). Una mossa di «natura prettamente finanziaria e di durata temporanea», con una quota acquisita per evitare «un utilizzo pregiudizievole della normativa sulle partecipazioni incrociate». Senza questo passaggio, Generali avrebbe potuto acquistare una quota di oltre il 3% di Intesa, innescando una catena di effetti che avrebbe potuto portare al congelamento della quota in Generali dopo il compimento della scalata su Mps. Intesa prevede che la quota nel gruppo assicurativo sarà mantenuta come «investimento azionario non di controllo senza ingerenza nella governance di Generali», e beneficerà del regime prudenziale del Danish Compromise.

Oggi a Siena tornerà a riunirsi il consiglio d’amministrazione per cooptare i consiglieri Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro. Il board tornerà pertanto ad avere 15 componenti, a ben quattro mesi dall’addio dei consiglieri in quota minoranza Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi.

Nel frattempo l’ultimo processo in corso a Milano riguardante la vecchia gestione da Banca Mps (mancati accantonamenti dei crediti deteriorati nei bilanci 2014-2016) Rocca Salimbeni ha alzato l’asticella del petitum (con rischio di soccombenza «probabile» o «possibile») a 487 milioni. Il dato emerge dalla semestrale 2026 della banca. L’aumento è conseguenza dell’incremento delle parti civili (4.966) all’udienza dello scorso gennaio.

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