Lo scontro tra Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi si sposta sempre più dal terreno finanziario a quello regolamentare e della comunicazione. Il gruppo guidato da Carlo Messina ieri ha presentato alla Consob l’esposto sulle criticità emerse dopo il lancio della propria Opas su Mps, con particolare riferimento alle operazioni annunciate successivamente da Siena. L’iniziativa, spiegano fonti a conoscenza del dossier, punta a tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione degli azionisti, richiamando anche il rispetto della normativa vigente e, in particolare, della passivity rule. Nel mirino ci sarebbero alcune criticità ed anomalìe, tra cui la tempistica di convocazione dell’assemblea straordinaria del Monte fissata per fine ottobre, e le informazioni diffuse al mercato.
È il nuovo capitolo di una partita che si fa ogni giorno più aspra e nella quale il confronto sulle regole rischia ormai di pesare quanto quello sui numeri. Mentre Intesa porta il dossier davanti alla Consob, Luigi Lovaglio sceglie il Financial Times per difendere la strategia dell’istituto senese. L’ad contesta la lettura della Lex Column, che aveva descritto il piano di Mps come un’integrazione «a quattro»: «Non è così». Mediobanca, sostiene, è già parte del piano industriale, mentre Banco Bpm e Banca Generali rappresentano due operazioni diverse, la prima nel commercial banking e la seconda nel wealth management. Lovaglio respinge anche l’idea che si tratti di semplici manovre difensive: il progetto, afferma, punta a creare un gruppo finanziario italiano diversificato e comparabile ai maggiori operatori europei. Poi ribalta la critica su Intesa, accusando il Financial Times di non aver valutato con lo stesso metro i rischi di integrazione, regolamentari e antitrust dell’Opas di Ca’ de Sass, fino a evocare lo «smantellamento» del Monte e una riduzione della concorrenza. La distanza resta quindi netta.
Sul fronte Banca Generali, intanto, è stato convocato per oggi pomeriggio il cda di Generali che effettuerà una prima analisi dell’Ops lanciata da Siena sulla società di cui il Leone possiede il 50,17%. Il gruppo guidato da Philippe Donnet, secondo quanto emerso nei giorni scorsi, non sarebbe contrario in linea di principio all’operazione e intende esaminarla con attenzione e senza pregiudizi.
Quanto alla politica, al Meeting di Rimini il vicepremier, Antonio Tajani, ha ribadito che «è il mercato che è sovrano e deve decidere cosa si fa» e che non spetta alla politica «infilarsi nel risiko bancario». Una presa di distanza anche rispetto alle parole di Matteo Salvini, che il giorno prima aveva definito «un delitto» l’ipotesi di spezzettare il Monte. «Io sono per il libero mercato, non servono le banche dei partiti», ha insistito Tajani. E a proposito di mercato, in Piazza Affari ieri il titolo Mps ha ceduto lo 0,62% a 11,60 euro, il Banco Bpm ha guadagnato lo 0,31% a 16,27 euro e Banca Generali ha lasciato sul terreno l’1,13% a 65,85 euro. Positiva Intesa (+0,31% a 6,86 euro) con l’offerta che resta a premio e sale al 3,25 per cento. Bene anche Generali (+0,96%).
