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Banche

Mps-Generali, il giallo del patto di riservatezza

Siena verso trattative per sostituire Axa con il Leone negli accordi assicurativi. Il nodo parti correlate

Azzardo Il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, ha puntato su una doppia Ops simultanea

Si accende un nuovo vespaio sull’asse Mps-Generali. Il gruppo guidato da Luigi Lovaglio - che è oggetto di un’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo - avrebbe intenzione di intavolare trattative per realizzare una partnership assicurativa con il gruppo di Trieste. L’obiettivo è andare a rimpiazzare le joint venture paritetiche con il gruppo francese Axa, che andranno in scadenza nel 2027.

Le interlocuzioni - per avere luogo - dovrebbero prima procedere alla firma di un accordo di riservatezza, sul quale Il Sole 24 Ore si è spinto a ipotizzare una firma già avvenuta. Anche se altre fonti dicono che non sia ancora stato firmato: senza questa cornice, non sarebbe possibile procedere allo scambio di informazioni riservate. Sta di fatto che nella mattinata di ieri gli

analisti di Kepler hanno commentato le indiscrezioni specificando che «la sottoscrizione di un accordo di riservatezza con una parte correlata non richiede il coinvolgimento del comitato parti correlate, il quale dovrebbe invece essere tempestivamente attivato in caso di negoziazione di un accordo relativo a una possibile sostituzione di Axa con Generali». Il tema è molto delicato, del resto: Mps è sotto offerta - e quindi sotto passivity rule - è azionista di Generali tramite Mediobanca e ha lanciato un’offerta pubblica di scambio con Banca Generali, controllata del gruppo assicurativo. Pertanto, osserva Kepler, «un accordo tra le parti potrebbe comportare un trasferimento di valore a favore di un singolo azionista (Generali) a scapito delle minoranze». Lo scorso 27 agosto Trieste, in seguito al lancio dell’offerta di Mps, aveva confermato

di «aver avviato un processo finalizzato a valutare approfonditamente le implicazioni commerciali, economiche e di valore dell’offerta», rispettando la «procedura in materia di operazioni con parti correlate».

Mps ha convocato per giovedì 24 settembre il Cda che dovrebbe convocare l’assemblea degli azionisti del 29 ottobre. Un ostacolo duro, che richiederà i due terzi dei voti per consentire a entrambe le offerte su Bpm e Banca Generali (o a una delle due) di andare avanti. In caso di successo Siena sostiene che le Ops siano «irrevocabili», una lettura però non condivisa da altre fonti legali che ritengono che un cambio di controllo (in caso di successo della scalata di Intesa) basti a farle decadere.

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