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Banche

Intesa, plebiscito dei soci per la conquista di Mps

L’ok all’Opas arriva al 97%. Il ceo Messina: “Siena e la Toscana avranno un ruolo. Generali al sicuro”. Orsini: “Un pezzo del Paese crede nell’Italia”

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Intesa Sanpaolo incassa un «sì» plebiscitario, con l’appoggio del 96,9% dell’assemblea straordinaria degli azionisti all’offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps. Al netto dell’affluenza, praticamente due terzi del capitale ha votato a favore dell’operazione, in un’assise dove erano presenti il 69,6% degli investitori istituzionali (come i fondi) e il 29,5% delle Fondazioni. Hanno dato luce verde anche big dei fondi come Blackrock, Vanguard e Norges che insieme hanno circa il 10% del capitale e sono anche azionisti del Montepaschi.

Ma il di là del risultato, il piatto forte di ieri è stata la lunga dichiarazione del ceo Carlo Messina. Dopo aver ringraziato i soci per il supporto, il banchiere ha sottolineato che «l’integrazione con Monte dei Paschi di Siena rappresenta per noi l’acceleratore di una strategia di crescita che sta già producendo risultati». Il combinato dei due gruppi promette 16 miliardi di utili entro il 2029 e 61 miliardi tra il 2025 e il 2029, circa 11 miliardi più di quello che Intesa riuscirebbe a pagare restando da sola. La lunga lettera si rivolge chiaramente agli azionisti di Mps, ma anche al governo e agli enti locali: non a caso si sottolinea che l’operazione potrebbe aumentare la possibilità di fare credito alle imprese, mentre a Siena va l’invito a «partecipare alla crescita di uno dei principali gruppi bancari europei», un istituto che manterrebbe «la vicinanza ai territori che caratterizza entrambe le banche». Un passaggio importante - e politicamente sensibile - è anche quello che riguarda Generali: l’operazione su Mps «prevede l’acquisizione di una quota azionaria di Assicurazioni Generali, in un’ottica puramente finanziaria». E poi: «La presenza di Intesa nel capitale di un grande gruppo, protagonista nella gestione del risparmio nel nostro Paese, rappresenterà un significativo valore, sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza di Assicurazioni Generali». Un tema, quest’ultimo, sul quale è intervenuto anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ieri si è congratulato per il risultato in assemblea: «Mi fa piacere che l’assemblea di Intesa è andata bene, con il 97%, quindi vuol dire che un pezzo di paese Italia sta credendo sull’Italia». Il capo degli industriali ha manifestato preoccupazione riguardo il futuro di Generali, dove ci sono oltre 600 miliardi di risparmi degli italiani. «Da italiano preferisco che quella massa venga gestita da sistemi italiani, piuttosto che da sistemi francesi». La compagnia di Trieste era stata in predicato di allearsi con i francesi di Natixis nel risparmio gestito, ma nelle nozze Bpm-Mps i francesi di Crédit Agricole potrebbero esercitare un’influenza importante in un eventuale gruppo combinato.

La promessa di Messina è che «Siena e la Toscana avranno un ruolo importante. L’operazione unirà il radicamento sul territorio di Monte dei Paschi di Siena con le risorse e la capacità di investimento di Intesa Sanpaolo» che è uno dei «gruppi bancari più profittevoli d’Europa». Non dimentica, poi, che il progetto «prevede il coinvolgimento di Unipol per la creazione del secondo gruppo bancario nel nostro Paese, con una forte base azionaria italiana, il mantenimento del marchio Mps e della sede centrale a Rocca Salimbeni.

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