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Banche

Italiani ricchi ma troppi soldi non investiti a rischio inflazione

Fermi nei depositi 1.163 miliardi di liquidità che potrebbero sostenere le imprese

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Nessun crollo in Borsa, nessuna oscillazione, nessun numero in rosso. Almeno in apparenza. La maggioranza degli italiani si culla davanti all’illusione di riuscire a scansare ogni rischio tenendo i soldi al sicuro. Stando agli ultimi aggiornamenti di Bankitalia, ammontano a ben 1.163 miliardi di euro i risparmi delle famiglie fermi sui conti correnti, con rendimenti nulli o quasi. Una scelta che protegge dalle oscillazioni dei mercati ma non dall’erosione dell’inflazione, tornata a galoppare nel 2026 e che già nei quattro anni precedenti si è mangiata l’11% del potere d’acquisto. Se a fine anno l’estratto conto risulta identico a quello dell’anno precedente non è proprio il caso di cantare vittoria.

In termini reali i conti non tornano se l’impennata dei prezzi morde i risparmi. Considerando le stime aggiornate del Fmi, in media nel 2026 l’inflazione sarà del 3,3%, questo si traduce in una perdita di potere d’acquisto di 319 euro in soli 12 mesi su diecimila fermi sui conti correnti; dopo 5 anni il gap sale a 1.500 euro. È questa l’illusione più insidiosa del risparmio lasciato fermo: confondere la stabilità del saldo con la sicurezza del patrimonio. «Sull’inflazione c’è un equivoco di fondo, tendiamo a preoccuparci quando vediamo diminuire il valore dei nostri investimenti, mentre facciamo molta più fatica a percepire una perdita di potere d’acquisto», taglia corto Enrico Maria Cervellati, professore di finanza aziendale presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma. La scelta di risparmiare senza investire fatta da milioni di italiani è quindi a sua volta una scelta rischiosa. «Accumulare denaro è una buona abitudine, il problema nasce quando la prudenza si trasforma in immobilismo», osserva Luca Lixi, consulente finanziario autonomo e fondatore di Lixi Invest.

La sfida non è convincere i risparmiatori a rinunciare alla liquidità, ma portare quella parte di patrimonio che non serve nell’immediato verso investimenti capaci di lavorare nel tempo, facendo nel frattempo arrivare alle imprese capitali alternativi al credito bancario, sul quale invece le aziende italiane sono costruite storicamente. È qui che entra in gioco l’industria del risparmio gestito che può offrire strumenti diversificati per partecipare alla crescita dei mercati.

Per avvicinare i risparmiatori ai mercati azionari o del debito, una porta d’ingresso sempre più gettonata sono i piani di accumulo che, anche con cifre contenute, consentono di investire. Un meccanismo che può aiutare a superare la diffidenza verso le oscillazioni dei mercati.

Da anni l’industria del risparmio spinge su una maggiore educazione finanziaria e ultimamente è aumentato anche il pressing su un adeguamento normativo che supporti contenitori di strumenti finanziari fiscalmente agevolati, ad esempio con l’esenzione fiscale, totale o parziale, sui rendimenti degli investimenti mantenuti per almeno cinque anni.

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