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Banche

La via delle polizze allo sportello. Le strategie di Generali e Unipol

La scalata di Ca’ de Sass a Montepaschi mette al sicuro l’italianità del Leone, storico snodo strategico della grande finanza nazionale. Cimbri fa incetta di filiali e rafforza la sua rete distributiva

Donnet: "Nuovi spazi con Unicredit"

Generali e Unipol sono due big assicurativi concorrenti, ma con strategie diverse. Si può dire che la prima ha adottato una strategia più internazionale, con un focus sulla gestione patrimoniale. La seconda, invece, ha sposato l’idea della cosiddetta bancassurance: vale a dire, investire nell’acquisizione di banche a livello nazionale che le garantiscano un importante canale distributivo per le sue polizze.

Il risiko bancario però potrebbe cambiare le cose anche a Trieste. Se Intesa Sanpaolo dovesse riuscire a espugnare Mps, la più grande assicurazione si troverebbe con un primo azionista che è il più grande gruppo bancario italiano. Si tratterebbe di una circostanza inedita, perché Generali storicamente aveva come primo socio Mediobanca, ovvero prima di tutto una banca d’investimento. Nel nuovo assetto post scalata, invece, il capofila sarebbe una banca con già un business di bancassurance molto sviluppato con una raccolta, tra Vita e Danni, che nel 2025 si è attestata a 21,5 miliardi di euro. Vero che il gruppo guidato da Carlo Messina ha sottolineato più volte di voler rimanere un investitore finanziario in Generali per stabilizzare l’azionariato nazionale di Trieste.

Il macro-trend dei grandi gruppi bancari è la concentrazione e l’internalizzazione delle case prodotto, comprese quelle assicurative. Intesa su questo punto è molto ben posizionata, avendo una filiera completa: business assicurativo, la casa di investimenti Eurizon e la rete distributiva di Fideuram Ispb. Sta provando a fare una cosa del genere anche Unicredit, dopo che durante la gestione di Jean Pierre Mustier ha venduto Pioneer e la partecipazione in Fineco.

Per quanto riguarda Unipol, il presidente Carlo Cimbri ha messo insieme, pezzo dopo pezzo, un gruppo bancario molto significativo. E lo ha fatto, spesso, facendo leva sui buoni rapporti con proprio con Intesa Sanpaolo: da prima, l’acquisizione delle filiali in eccesso dopo l’operazione Ubi Banca; oggi si replica lo stesso schema con l’operazione Intesa-Mps dove Unipol si è impegnata ad acquisire 635 sportelli bancari per risolvere le problematiche antitrust a Messina. Nel mezzo, ci sono state anche operazioni autonome come l’acquisizione, tramite Bper, della Popolare di Sondrio e prima ancora del gruppo Carige. Sta di fatto che, a operazione Intesa-Mps conclusa, il gruppo Unipol sarà azionista di riferimento di una banca da 280 miliardi di attivi e quasi 2.600 sportelli. Vale a dire, la terza più grande in assoluto a livello nazionale. Un’occasione di ricavi più che interessante per il gruppo assicurativo, che difende in questo modo il suo mercato in un contesto dove si restringono gli attori bancari a causa del risiko e la presenza sui territori diminuisce con il trend di chiusura delle filiali.

Dietro ai grandi colossi bancari, ci sono attori emergenti che operano con una logica simile: nel mercato assicurativo gioca un ruolo crescente Poste Italiane, guidata dall’amministratore delegato Matteo Del Fante, che sfrutta una rete di oltre 12.600 uffici postali per distribuire polizze Vita, previdenziali e Danni. Attraverso Poste Vita e Poste Assicura, il gruppo ha trasformato gli sportelli in punti di consulenza assicurativa e finanziaria. Nel 2025 i premi lordi del comparto Protezione sono cresciuti del 21%, raggiungendo 1,2 miliardi di euro. Da citare anche Banco Bpm, che nel suo perimetro controlla direttamente le attività assicurative Vita, che comprendono polizze tradizionali, prodotti d’investimento e previdenza. Proprio il suo primo azionista, Crédit Agricole, potrebbe metterla nel mirino, per creare un terzo polo di bancassurance in grado di rivaleggiare con quello di Bper.

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