Dopo la battaglia, ora è il momento del dialogo. La ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, ha cambiato retorica nei confronti di Unicredit e di quello che finora è stato il suo rivale, Andrea Orcel (in foto). «Il mio contratto è valido fino al 2029», ha detto ieri, aggiungendo che potrebbe rimanere «se ci fosse un clima di fiducia e si fosse d’accordo sulla strategia». E poi: «Sono in corso delle discussioni» tra Commerzbank e Unicredit, «non dobbiamo assolutamente rovinare tutto adesso: è fondamentale scegliere la giusta strategia per il futuro». Intanto, il 14 settembre Orcel vedrà quello che fino a ieri era uno dei suoi detrattori: il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil. Si parlerà del futuro di Commerzbank, ma forse anche della possibilità per Unicredit di acquisire il 12,1% ancora detenuto dal governo federale. Ottenuto il sostanziale controllo dell’istituto, Unicredit deve adesso trovare la quadra per minimizzare l’esborso finanziario verso l’obiettivo massimo della fusione Hvb-Commerz. Al 2030 - se mai si arriverà a una fusione, altrimenti i costi si fermano a 2,2 miliardi - dovrà mettere sul piatto 3,4 miliardi di costi d’integrazione (a fronte di 1,2 miliardi di efficienze annue a regime), tra piattaforme informatiche e uscite volontarie del personale. Cifra mitigata dal fatto che Commerz fa 4 miliardi di utile, di cui la metà vanno a Unicredit. Resta però che una volta preso il controllo, il gruppo dovrà lanciare un’offerta sulle minoranze della controllata polacca mBank con un esborso massimo di 4 miliardi. Un altro nodo è la partecipazione in mano al governo tedesco, il cui acquisto potrebbe comportare, agli attuali valori, un esborso superiore ai 5 miliardi. Sommando i costi potenziali ed escludendo dal conto il valore delle azioni conferite nell’Ops, nello scenario più oneroso Orcel potrebbe dover affrontare costi compresi tra 12 e 13 miliardi per portare a termine il progetto di fusione. Si tratta solo di una stima, che somma voci non necessariamente cumulative. Il lavoro in corso però punta ad abbattere il più possibile i costi.
Una delle ipotesi indicate da Mediobanca - che sarebbe sul tavolo - è la fusione inversa: sarebbe cioè Commerzbank a incorporare la controllata tedesca di Unicredit, Hvb. Una via conveniente a livello politico, perché Commerzbank resterebbe quotata. Unicredit finirebbe per detenere circa il 70% del nuovo gruppo e punterebbe, attraverso il dialogo con l’autorità polacca, a ottenere un’esenzione dall’obbligo di offerta su mBank. Anche il governo tedesco rimarrebbe nel capitale, però in seguito all’incorporazione di Hvb in Commerzbank la sua quota si diluirebbe dal 12,1% a circa l’8%. Per Unicredit l’operazione comporterebbe un impatto sul Cet1 tra 20 e 40 punti base, equivalente a un assorbimento patrimoniale di circa 1-2 miliardi. Intanto prosegue il percorso di addio alla Russia, con Unicredit che sta invitando i clienti a chiudere i loro conti.
