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Mediobanca, manovre su Melzi D’Eril

Va delineandosi il progetto Lovaglio-Grilli che guarda alla Jp Morgan italiana

Mediobanca, manovre su Melzi D’Eril
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Le strade di Alessandro Melzi d'Eril e Mediobanca potrebbero dividersi, almeno questa è la voce che da qualche giorno gira insistente in ambienti finanziari. Anche se, a quanto risulta a Il Giornale, l'attuale amministratore delegato di Piazzetta Cuccia è tuttora pienamente coinvolto nella pianificazione delle attività per i prossimi mesi. Le indiscrezioni sul suo addio si sono diffuse nel periodo forse più delicato per Piazzetta Cuccia, a seguito alla decisione della capogruppo Mps di spingere sull'acceleratore del delisting dell'istituto milanese. Certo è che, secondo fonti solitamente bene informate, il processo di fusione per incorporazione porterà a una ridefinizione dei ruoli di vertice anche nella banca d'investimento milanese, motivo per cui anche la poltrona di Melzi d'Eril non sarebbe più blindata. Al momento però non sarebbe stata presa alcuna decisione sul suo destino nel cda della capogruppo senese.

Melzi d'Eril è arrivato alla guida di Mediobanca nell'ottobre 2025 all'indomani della scalata vittoriosa di Mps, sostenuto da un curriculum di tutto rispetto. Poi c'era stato il braccio di ferro nel vecchio cda di Rocca Salimbeni, che aveva visto prevalere la linea del ceo Luigi Lovaglio nella volontà di togliere dalle quotazioni ufficiali Mediobanca «per sprigionare al massimo le sinergie». Il ritorno in sella di Lovaglio in ticket con il presidente Cesare Bisoni, maturato dopo la battaglia assembleare dello scorso 15 aprile, ha poi dato ulteriore impulso a questa strategia, che relegherebbe il gruppo guidato da Melzi d'Eril a un ruolo più subalterno rispetto a quanto preventivato ai tempi del suo arrivo. Tensioni che erano filtrate anche nelle settimane precedenti l'assemblea di Mps, quando fonti interne a Mediobanca raccontavano di alcuni mal di pancia in relazione a direttive troppo decisioniste provenienti da Siena. L'idea iniziale era di collaborare con la capogruppo Mps e fare sinergie, ma mantenendo in vita in modo pieno brand e competenze. La storia però è andata in altro modo. Molto diversa, invece, la posizione del presidente Vittorio Grilli, che alla fine ha costruito un solido asse di collaborazione con Lovaglio e lavorato in prima persona all'operazione delisting con l'idea, in un futuro non lontano, di diventare l'anima di quella che si propone di diventare una Jp Morgan italiana con all'interno banca commerciale, credito al consumo, banca d'investimento e risparmio gestito. Proprio in quest'ultimo comparto si darà seguito al proposito di mettere insieme la rete di consulenti finanziari di Widiba e Mediobanca Premier, anche se al momento non è ancora stato deciso se portarla o meno nel perimetro di Mps che è già destinata ad accogliere il credito al consumo di Compass, mentre Piazzetta Cuccia rimarrà un polo per l'investment e il private banking che potrebbe prendere slancio anche attraverso una politica di acquisizioni in questo comparto.

Intanto ieri il sottosegretario all'Economia Federico Freni ha risposto a chi gli chiedeva della possibilità per il Mef di dismettere l'ultima tranche del 4,8% in Mps: «Guardate il flusso del titolo, e guardate quando il Mef ha venduto.

Perché è chiaro che sono soldi degli italiani, non soltanto vanno custoditi, ma vanno anche valorizzati al meglio. Questo mi sento di dire: che da quando il Mef ha iniziato a dismettere le quote, lo ha sempre fatto al massimo valore di mercato». Il titolo ieri ha chiuso in rialzo dell'1,1% a 8,89 euro.

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