Il cda di Monte dei Paschi si riunisce oggi a Siena ufficialmente per proseguire l'esame dei passaggi tecnici legati all'integrazione con Mediobanca. Sul tavolo ci sono infatti i passaggi tecnici dello scorporo delle attività del gruppo post fusione, con il conferimento di Compass in Mps e di Widiba in Mediobanca insieme alle attività Premier. Ma è inevitabile che sul tavolo finisca anche la partita che nelle ultime due settimane ha ridisegnato il risiko bancario italiano: da una parte l'Opas da oltre 30 miliardi lanciata da Intesa, dall'altra la proposta di fusione alla pari avanzata da Banco Bpm.
Dal punto di vista formale, il quadro resta piuttosto netto. L'offerta di Intesa, annunciata l'8 giugno, è un'operazione strutturata, con un corrispettivo definito - 1,6 azioni Intesa più un euro in contanti per ogni titolo Mps - e un percorso già scandito dalle autorizzazioni regolamentari e dal passaggio assembleare previsto il 10 settembre per l'aumento di capitale al servizio dell'operazione. Banco Bpm, invece, ha manifestato il proprio interesse attraverso una proposta preliminare che necessita ancora di verifiche e approfondimenti. Proprio su questo fronte si concentrano le maggiori attenzioni. Secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, tra Lovaglio e l'ad di Banco Bpm Giuseppe Castagna sarebbero in corso interlocuzioni per valutare la praticabilità del progetto. Si tratta però di ricostruzioni che, almeno finora, non hanno trovato conferme ufficiali. Il consiglio odierno potrebbe comunque offrire l'occasione per fare il punto sui margini di manovra consentiti dalla normativa.
Il nodo principale è infatti rappresentato dalla cosiddetta passivity rule. Una volta ricevuta un'offerta pubblica, gli amministratori della società bersaglio vedono ridursi sensibilmente la possibilità di intraprendere iniziative che possano ostacolarne il percorso senza il preventivo coinvolgimento degli azionisti. Per questo motivo qualsiasi ipotesi di operazione alternativa di grande portata difficilmente potrebbe prescindere da un passaggio assembleare.
Nel frattempo si raffreddano anche gli scenari che immaginavano la nascita di un fronte alternativo attorno a Banco Bpm. Crédit Agricole mantiene un atteggiamento attendista e non sarebbe orientata, almeno in questa fase, a svolgere il ruolo di cavaliere bianco nella partita senese. I francesi, già primi azionisti di Piazza Meda e autorizzati a salire fino al 29,9%, sembrano preferire conservare flessibilità strategica in vista di futuri sviluppi sul Banco piuttosto che impegnarsi direttamente in una complessa contesa su Mps.
Per Lovaglio la sfida resta quindi delicata. Oggi, dunque, non sono attese decisioni operative né prese di posizione definitive. Più probabilmente il consiglio si limiterà a un aggiornamento dei dossier. Sul piano della governance, intanto, resta aperto il capitolo della sostituzione dei consiglieri usciti dal board.
Dopo le dimissioni di Fabrizio Palermo e la decadenza di Carlo Vivaldi, la maggioranza di Lovaglio in consiglio è un 7-4 anziché il precedente 7-6, in attesa che la Bce completi l'esame fit and proper di Francesco Caltagirone e Gianluca Brancadoro, indicati per le caselle vacanti. Un passaggio che, una volta perfezionato, rafforzerebbe la componente più sensibile alle ragioni industriali dell'operazione Intesa, in un risiko bancario dove il tempo non sembra più giocare a favore di Siena.