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Banche

Mps, il verdetto dei soci

La Fondazione voterà le Ops di Lovaglio, ma gli azionisti forti schierati per il “no”

"Il Monte vale più di quei 30 miliardi"

Oggi è il giorno dell’assemblea del Montepaschi, ma la sfida per l’ad Luigi Lovaglio è già finita. Non che rimanessero molte speranze, ma l’affluenza in assise dovrebbe essere inferiore al 70% del capitale. Questo, in virtù della contrarietà dei grandi soci Delfin e Caltagirone con il 31% del capitale, rende matematicamente impossibile un voto positivo sulle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Questo avviene nonostante il cambio di direzione della Fondazione Mps rispetto alla proposta del suo presidente, Federico Coppini, fosse di aderire all’offerta di Intesa Sanpaolo. La Deputazione Generale, si legge in una nota diffusa da Palazzo Sansedoni, ha confermato la delibera di indirizzo del 23 ottobre scorso, in merito alla partecipazione di Fondazione Mps (titolare dello 0,2% del capitale) all’assemblea della banca. La settimana scorsa la Deputazione aveva afferma che Mps «è stata interessata da un importante processo di ristrutturazione e di valorizzazione realizzato dall’attuale governance, e propone un progetto industriale di sviluppo che, se portato a compimento, assicurerebbe la conservazione della sua indipendenza strategica». Si tratta tuttavia di un sostegno alle due Ops che è, come dicevamo, ininfluente. Escluso che il voto dell’assise possa sorridere a Lovaglio anche per quanto riguarda il maxi dividendo da 4 miliardi, che era l’incentivo da destinare ai soci nel caso almeno una delle offerte andasso a segno. In virtù dell’appoggio dei proxy advisor, rimane almeno formalmente sul tavolo la fusione con Mediobanca. Anche questo punto però è fortemente in bilico, dal momento che un grande fondo come Norges (con quasi il 3%) ha già detto che voterà contro anche su questo punto ed è probabile che si porterà appresso altri fondi. Intanto, per stamattina è previsto un sit in dei sindacati davanti alla sede della banca durante l’assemblea.

Intanto, sul fronte Intesa Sanpaolo, ieri Unipol ha concluso con un giorno d’anticipo la sottoscrizione dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi per finanziare l’acquisizione di 635 filiali dal gruppo guidato da Carlo Messina, qualora l’Ops su Siena andasse in porto. Alla chiusura della prima fase, era rimasto un esiguo numero di azioni (1,58%) inoptate. Nel corso del periodo di offerta in opzione, iniziato lo scorso 12 ottobre e concluso il 26 ottobre, erano stati esercitati diritti di opzione per il 98,42% del totale.

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