La corsa per diventare la banca digitale più “preziosa“ dell’Occidente da essere in discesa, per Revolut, è di colpo diventata in salita e ferrata. Nonostante la valutazione del campione europeo del fintech sia aumentata di oltre il 60% negli ultimi due anni, raggiungendo i 75 miliardi di dollari, un’ombra arriva dal sud America. La brasiliana Nubank, fondata nel 2014 a San Paolo, da tre imprenditori che volevano creare un istituto di credito digitale, negli anni ha conquistato Wall Street con una quotazione in Borsa da 90 miliardi. Eppure sembra si tratti solo dell’inizio: con oltre 120 milioni di clienti nella sua regione d’origine e profitti in crescita, basti pensare che nel 2023 ha per la prima volta toccato un profitto annuo di 1 miliardo, mentre nel 2025 ha realizzato oltre 2,9 miliardi, ora la banca tecnologica guarda agli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di avere una licenza bancaria americana, proprio come sta cercando di fare Revolut.
Nubank ha conquistato Brasile, Messico e Colombia, dove non ha rivali, ma il gli States offrono una sfida nuova: espandersi in un mercato sviluppato, dove la domanda è alta, così come la competizione.
Avanti sui tempi tecnici rispetto a Revolut, la fintech di San Paolo ha già ottenuto l’approvazione: entro un anno dovrà capitalizzare una società costruita su misura per gli Usa ed entrare ufficialmente nel mercato entro 18 mesi. Ma anche gli Stati Uniti, non sono la meta finale.
David Vélez, ad e uno dei fondatori di Nubank ha spiegato al Financial Times che non vuole fermarsi: «Il prossimo decennio sarà incentrato su come passare dall’essere una banca brasiliana a un’azienda tecnologica globale che opera nel settore dei servizi finanziari». Insomma, entro i prossimi 24 mesi l’ambizione è quella di arrivare ben al di fuori delle Americhe. Nel frattempo, il sogno americano delle fintech potrebbe mettere alla prova il classico modello bancario. Da una piccola app che offriva carte di credito, la società è riuscita a sradicare il monopolio bancario brasiliano, offrendo un servizio a basse commissioni, andando incontro alle fasce più povere della popolazione. Ed è proprio questo il modus operandi che la società si impegna a esportare in America. Le aree rurali, quelle a maggioranza ispanica sono ancora poco servite. «Più si scende nella piramide, meno servizi e concorrenza ci sono, e più le persone pagano commissioni e tassi di interesse», ha affermato Vélez. «È un mercato così vasto che anche una piccola opportunità, una piccola percentuale, farebbe davvero la differenza per Nubank ».
Nel grande Ovest della finanza globale, dove per decenni hanno dominato le insegne delle banche tradizionali, ora avanzano eserciti leggeri fatti di app, algoritmi e smartphone. Nubank e Revolut sono in cerca di nuovi clienti ma, sicuramente, serve tempo.
Nel frattempo, mentre il sistema bancario classico prova a modernizzarsi, la nuova frontiera del denaro si gioca sulla velocità, sull’inclusione e sulla promessa/minaccia che la prossima grande banca potrebbe non avere sportelli, ma solo un’icona sullo schermo.