Leggi il settimanale

Debiti, con le crisi e le guerre sono i giovani a rischiare di più

La Gen Z è finanziariamente fragile. Serve educazione finanziaria. E la IA può aiutare

Debiti, con le crisi e le guerre sono i giovani a rischiare di più
00:00 00:00

Con lo scoppio di tante guerre lontane, ma insidiose per i nostri portafogli, bisogna capire quanto gli italiani riescono a gestire gli choc finanziari sempre più frequenti senza andare a gambe all’aria. Per rispondere alla domanda, aiuta il Consumer Payment Report 2025 realizzato da Intrum, società europea specializzata nella gestione del credito. Il rapporto misura la salute finanziaria dei consumatori attraverso un indice che, da zero a 100, suddivide la popolazione in fasce finanziariamente "fragili", "in equilibrio" o "resilienti". Ebbene, gli italiani hanno preso 81,9 punti, meglio dei tedeschi (80,3), ma dietro a Francia (82,5), Spagna (83,9) e Belgio (86,8). Un voto che riflette un giudizio del tipo: “Bravi, ma solo quando tutto va bene”. Infatti il report svela che basta poco per mandare in crisi gli equilibri di una famiglia italiana: una spesa medica imprevista, un elettrodomestico da sostituire, un guasto all’auto. L’esempio va a pennello per quel 25% della popolazione che non riesce sempre a pagare le bollette in tempo. Per questi, un imprevisto può creare grossi problemi.

La fascia più esposta è quella dei più giovani: la parte più matura della Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012), cioè i maggiorenni sotto i 30 anni, formano il gruppo più a rischio: il 46% è classificato come "fragile", e il 45% dichiara di non riuscire a saldare puntualmente le proprie bollette, contro una media del 22% tra le generazioni precedenti. Le ragioni vanno dai redditi mediamente più bassi, ingressi tardivi e discontinui nel mercato del lavoro, ma anche – e questa è la novità – la forte pressione dei social media verso modelli di vita non sostenibili. Il 39% dei giovani ammette di aver contratto debiti indotti dagli stili di vita degli influencer, spesso legati al cosiddetto subscription debt, l'accumulo di costi per abbonamenti digitali. In proposito diventa preoccupante la sirena del “Buy Now Pay Later”. E qui si arriva al punto: la fragilità finanziaria dipende in prima battuta dalla scarsa educazione finanziaria.

Se le generazioni precedenti avevano meno bisogno di conoscerne le basi, quelle contemporanee non possono farne a meno: le sicurezze di un tempo (rendimenti, titoli pubblici, capitali protetti, banche pubbliche) sono un ricordo del passato, mentre la complessità del sistema finanziario è diventata enorme. In questo contesto, nell’atesa che l’educazione finanziaria entri nelle scuole, l'intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una risposta concreta. Oggi in Italia l'utilizzo della IA in ambito finanziario è ancora limitato: l'11% la usa per gestire direttamente le proprie finanze, il 23% per comprendere termini e condizioni contrattuali.

Un assistente digitale disponibile sempre, capace di spiegare in modo semplice concetti come il tasso d'interesse, il funzionamento di un mutuo o il peso reale di un abbonamento, può diventare uno strumento di alfabetizzazione finanziaria accessibile a tutti, e in particolare ai giovani, che con la tecnologia hanno già un rapporto naturale.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica