Ieri stavamo chiacchierando con tre amici uno che vive in Val d'Aosta diceva: «Incredibile, non c'è neve, avete visto? È il cambiamento climatico», l'altro, un veneto: «C'è pochissima neve, maledetto cambiamento climatico» e il terzo, un piemontese: «Avete visto quanta neve? Non è normale: è il cambiamento climatico» quando ci è caduto l'occhio su uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet Global Health, secondo cui l'aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico spingerà milioni di adulti in tutto il mondo verso l'inattività fisica entro il 2050, causando mezzo milione di morti premature e una perdita di produttività per miliardi di dollari. Cioè: fa caldo, si fa fatica, si sta fermi, non si lavora, si muore, crollano l'economia e poi la civiltà. E la chiamano scienza.
Non c'entra molto. Ma abbiamo chiesto un po' di ritagli al nostro archivio, qui al Giornale. Alcuni titoli. Siamo a 20 anni dall'Armageddon climatico (1960). Stiamo entrando nell'era glaciale! (1970). La pioggia acida ci scioglierà tutti! (1980). Il buco nell'ozono ci sterminerà (1990). Le calotte polari stanno evaporando (2000). Il Pianeta è in fiamme! (2010).
Ah. Ieri climatologi, scrittori, divulgatori e geologi (ma che cazzo c'entrano?) rilanciavano la notizia con malcelata soddisfazione: «Avete visto!?».
A dimostrazione che in tempi di crisi, soprattutto climatica, gli esperti pensano alle soluzioni, gli imbecilli cercano i colpevoli, gli incapaci scrivono sui social e gli intellettuali i più pericolosi - ci fanno la lezione. Di solito sbagliata.