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Banche

Patuelli (Abi): “Non parlate di risiko del credito”

“Sono operazioni che costruiscono un progetto economico-finanziario che produca maggiore efficienza”

Forum di Moneta

Il numero uno dell’Abi non vuol sentir parlare di risiko bancario. «Sono operazioni che costruiscono un progetto economico-finanziario che produca maggiore efficienza, maggiori economie di scala, senza ridurre i servizi ai clienti per ragioni competitive». Antonio Patuelli respinge così l’etichetta spesso affibiata alle grandi manovre del credito che in questo momento vedono al centro della scena la scalata di Intesa Sanpaolo su Mps. Il numero uno dell’associazione dei banchieri, intervistato dal direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, ragiona poi sulle conseguenze del consolidamento. «Gli altri istituti, quelli che non comprano e non vendono sportelli, rami d’azienda, società, banche o quant’altro, non è che stanno lì a guardare. Dove nasce un vuoto, nell’economia, non solo nella fisica, c’è qualcuno che cerca di riempirlo». Per misurare i servizi, non basta contare le filiali nell’epoca del digitale e degli uffici finanziari.

Quanto al sistema Paese, la zavorra resta il debito pubblico. «I nostri conti, che sarebbero positivi, hanno questa palla al piede formidabile». Il riferimento è al peso degli interessi sul bilancio dello Stato, anche in presenza di un avanzo primario. Per il presidente dell’Abi conta la cifra assoluta del debito, non soltanto il rapporto con il Prodotto interno lordo. «Questa palla al piede è su tutta l’economia produttiva, su tutti i dipendenti, su tutti gli imprenditori, su tutti i neonati, indistintamente».

In questo contesto perturbato, il legame tra credito e sistema produttivo si fa più stretto. «Se noi abbiamo dei clienti in difficoltà, che pagano molte tasse, chiaramente non è che siamo lieti. Se abbiamo molte tasse da pagare perché c’è molto debito pubblico, non siamo lieti noi, cioè gli azionisti che danno vita alla banca». Il primo mestiere degli istituti resta prestare, ma il sostegno all’economia deve avere regole: «Noi ci muoviamo non in un campo aperto, ma in binari rigidi», fra diritto italiano, regole europee e requisiti patrimoniali. La solidità, del resto, è il primo prerequisito per continuare a fare credito.