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Banche

Unicredit-Commerz: Verdi sulle barricate

Il sindacato vuole lo Stato come grande socio. Oggi l’assemblea Intesa per Mps, Gilli: “Operazione strategica”

Unicredit, nella lista del cda. Confermati Padoan e Orcel

In un panorama finanziario europeo che rincorre la scala continentale per competere a livello globale la Germania guarda al credito con gli occhiali del passato. Il sindacato Verdi è tornato ad alzare le barricate per chiedere al governo federale di non vendere la sua quota del 13% in Commerzbank e blindare i diritti nel consiglio di sorveglianza per sbarrare la strada all’integrazione con Unicredit.

In vista dell’incontro a Berlino il 14 settembre tra il ministro delle Finanze Lars Klingbeil e l’ad di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, la pressione del sindacato si è fatta martellante. Frederik Werning, segretario di Verdi, ha dichiarato che «il governo federale non dovrebbe lasciare il suo impegno per un buon futuro per Commerzbank, anche se altre questioni sono attualmente in primo piano». Per Werning, che siede nel consiglio di sorveglianza dell’istituto, «il governo deve mantenere la sua partecipazione e il diritto di inviare due membri al consiglio di sorveglianza», definendo questo passaggio come «l’unico modo per garantire che vengano raggiunti accordi sostenibili con Unicredit, in particolare per proteggere i dipendenti». Per ostacolare l’avanzata italiana Verdi agita lo spettro dei tagli occupazionali e, citando l’acquisizione di Hvb del 2005. In realtà, si tratta di argomenti capziosi. La fusione Commerz-Hvb è di là da venire (dovrà esprimersi la Bce) e, nel frattempo, l’unica leva utilizzabile sarà quella degli esodi volontari incentivati. Tutto questo tenendo conto che gli istituti tedeschi hanno un cost/income simile a quello delle banche italiane negli anni ’80.

La logica della crescita guidata dal mercato trova invece un’applicazione virtuosa in Italia. Oggi si tiene infatti l’assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo sull’aumento di capitale a servizio dell’Opas su Mps. Marco Gilli, presidente della Compagnia di San Paolo, ha espresso pieno sostegno alla strategia del Ceo Carlo Messina. «Riteniamo che questa operazione abbia un rilevante valore strategico per il Paese, in quanto consente la costituzione di un operatore di dimensioni maggiori», ha detto sottolineando che «per essere realmente competitivi abbiamo bisogno di gruppi finanziari di scala sempre più ampia» e «la nascita di questo polo, che diverrebbe il primo o il secondo gruppo bancario europeo, è quindi nell’interesse non solo dell’Italia ma anche dell’Europa».

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