Chi è Giuseppe Peppe Poeta? Chi è questo allenatore quarantenne di Battipaglia che ha scritto una delle pagine indelebili della storia dell'Olimpia Milano, trascinandola al suo primo triplete nazionale? Peppe è quell'amico su cui puoi sempre contare. Sempre con il sorriso, con la gentilezza di chi è puro d'animo, ma sa chi è, sa cosa vuole e sa come ottenerla. In un mondo di squali come quello degli allenatori, Peppe è sempre rimasto se stesso, senza scendere a compromessi, e questo lo ha premiato. E così
Milano ha alzato al cielo il suo 32° scudetto, un tricolore dal sapore diverso.
«Per vincere devi soffrire, poi te la godi di più»: è quello che l'amico Melli gli ha detto dopo la sconfitta di Venezia in gara 3. E di sofferenza, questa Olimpia e Poeta, ne hanno provata. «La cosa che mi ha tenuto sempre ottimista è stata l'anima del gruppo. Ho fatto delle scelte, le hanno sempre accettate e mi hanno dato fiducia», ha detto stremato dopo gara 4, parlando di un gruppo non costruito da lui, che si è ritrovato tra le mani all'improvviso con tanto di pressione e al quale è riuscito a trasmettere entusiasmo e idee, adattandosi alla situazione. Pochissimi allenatori sarebbero riusciti a riorganizzare, rilanciare e trascinare al successo questa EA7. Poeta lo ha fatto. Lo ha fatto con il sorriso, con empatia, con conoscenza del gioco e seguendo i propri principi, come dichiarato ieri al media day milanese: «Voglio provare a vincere in tutti
i modi, non ci dormo la notte, sicuramente come tanti. Però questo non snatura il mio carattere. Ho il carattere di una persona a cui non piace troppo stare nel conflitto, che è tollerante, che si alimenta di entusiasmo e che non cambia anche quando le cose non funzionano. Poi smusso sicuramente, provo a migliorarmi anch'io, come è giusto che sia, però le basi sono queste qui».
Adesso c'è un futuro da programmare, con un bersaglio sulla schiena e la consapevolezza che perderà molti giocatori chiave, ma anche con un'idea ben definita
che rispecchia il suo carattere agonista e ambizioso: «Il sogno sarebbe ripetere quest'anno ed essere un underdog in Eurolega, cercando di costruire qualcosa di stabile, di duraturo, di identità, di senso d'appartenenza».