«Basta politica, mi do all’ippoterapia»

«Per me ora inizia una nuova vita, fatta di lavoro e di dedizione nei confronti di chi è stato più sfortunato, come i bambini disabili». La nuova vita di Pier Gianni Prosperini inizia al termine di una mattina passata in tribunale. Il giudice Gloria Gambitta ha appena ratificato l’accordo di patteggiamento raggiunto dall’ex assessore al Turismo della Regione e dalla Procura. Tre anni e 5 mesi per le tangenti intascate dal patron di Odeon Tv, Raimondo Lagostena Bassi, in cambio di un appalto milionario. Piuttosto in forma, per uno che è passato dal carcere agli arresti domiciliari e con un tentativo di suicidio alle spalle, Prosperini precisa che il suo è «un patteggiamento silenzioso». Ovvero, «senza ammissioni». Perché l’intera vicenda l’ha lasciato «esterrefatto e toccato», perfino «colpito e offeso», ma «è una pagina che si chiude» e allora avanti con i nuovi progetti. Il volontariato, appunto. Un’idea, l’ex assessore, ce l’ha. L’ippoterapia, «dove applicherò le mie capacità equestri, tecniche e di medico. È una terapia nella quale credo molto, molti bambini disabili, se solo riescono ad appoggiare le mani sul cavallo, sorridono e si sentono felici». Peccato solo quello stralcio di indagine, quella brutta storia di corruzione internazionale, di armi vendute all’Eritrea e all’Iran nella quale compare il nome del politico lombardo. Lui, Prosperini, liquida la storia con poche parole. «L’Eritrea è un Paese sovrano che agisce come è più opportuno». Quanto all’Iran, «non so nulla di questa inchiesta, e comunque tutti i giorni ce n’è una nuova». Poi via, verso la sua «nuova vita» fatta di volontariato. Che inizia da subito. Quando una donna sviene nei corridoi del palazzo di Giustizia, e l’ex assessore interviene a prestarle soccorso.
Non ha perso la battuta, Prosperini. Personaggio era e personaggio è rimasto anche dopo tre mesi nel carcere di Voghera (l’arresto è del 17 dicembre) e quasi due ai domiciliari. Un’esperienza che l’ha sicuramente segnato, fosse anche solo per quei tagli alle braccia e alle gambe che l’ex assessore regionale si è procurato con un bisturi la mattina del 25 marzo scorso. Un tentativo di suicidio dopo il quale ha trascorso un paio di settimane all’ospedale San Carlo. La conclusione della vicenda giudiziaria (o almeno, della parte per cui è finito in manette) sembra rasserenarlo. «Quello che è successo è successo, ed è stato giudicato dai magistrati». Scherza con il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che assieme al pm Paolo Storari ha coordinato le indagini condotte dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf, improvvisando un siparietto dialettale, un po’ milanese un po’ napoletano. «È una persona amabilissima - dice del magistrato -, al di sopra delle parti. Alla giustizia va il massimo rispetto».
E poi c’è il capitolo della politica. Un capitolo, almeno per ora, che si chiude. «Per un po’ ne resterò lontano», dice. Una rinuncia amara, dopo anni passati al Pirellone e ancora prima a Palazzo Marino. Adesso, però, «sarà difficile tornare» a fare politica. Il suo posto in Regione l’ha perso. Restano le parole spese nei giorni immediatamente successivi all’arresto dal governatore Roberto Formigoni. Si è trattata, spiega, di una «solidarietà dimostrata a un amico, al di là di tutto» e che va «al di sopra di quanto è successo».
Così, camicia bianca e giacca scura e accompagnato dai suoi avvocati Ettore Traini e Luigi Rossi, Prosperini esce dal tribunale. Il nuovo inizio si chiama «La Colombera», un centro ippico di Binasco dove - così ha stabilito il gup Gambitta - l’ex assessore potrà fare il volontario. La sera, poi, di nuovo nel suo appartamento di corso Garibaldi. Il politico, infatti, è ancora agli arresti domiciliari. E come passa il tempo in casa un ex legionario, paracadutista, tiratore scelto, judoka e pugile? Lo dice con ironia. «Pregando».

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