«Beffa dei 100 euro per far strapagare Mediaset»

«L’offerta simbolica era una trappola», dicono in viale Mazzini. Ma sono senza calcio e col rischio «Domenica In»

Fabrizio De Feo

da Roma

Non sarà una nuova linea del Piave, ma di certo l’Italia è ormai divisa tra integrati e apocalittici. Da una parte coloro che vivono il passaggio a Mediaset dei diritti del calcio come una frizzante ventata di novità. Dall’altra coloro che gridano allo scandalo per l’archiviazione di Novantesimo minuto e coltivano il «nostalgismo» citando a memoria, come fosse l’Italia di Bearzot, la scalcagnata, irresistibile formazione dei telegiornalisti «allenati» da Paolo Valenti. La rivoluzione televisiva di mezza estate, insomma, fa discutere. Con l’attenzione degli osservatori che si appunta sul «bluff dei 100 euro», la cifra messa in busta dalla Rai allo scopo di perdere la dote, custodita gelosamente per 35 anni, delle immagini in chiaro della seria A.
Per qualcuno quella somma rappresenta «l’offerta più ragionevole di sempre». Per gli orfani di Novantesimo Minuto, invece, quell’unica banconota verde è la prova frusciante del vilipendio dell’istituzione Rai e dell’impotenza del servizio pubblico di fronte al muro dei 615.690 biglietti da cento euro messi in busta da Mediaset.
È certo che a Viale Mazzini si parla apertamente di uno schiaffo inflitto alla concorrenza. «Abbiamo reagito con una provocazione a una provocazione» racconta Antonio Marano, responsabile dei diritti sportivi. «Galliani ha stabilito una base d’asta astronomica pensando che avremmo inseguito la A a qualsiasi costo. Ma parliamo di cifre fuori mercato che Mediaset è stata costretta a sborsare dopo la sconfitta sulla Champions». Altre fonti di Viale Mazzini si spingono oltre e definiscono una trappola la micro-offerta. «Il Cda Rai aveva già deciso di rinunciare ai diritti» raccontano. «Ma in assoluta segretezza, su indicazione di Marano e con l’assenso di Cattaneo, è partito l’annuncio: “Parteciperemo all’asta e faremo di tutto per mantenere gli highlights”». Una dichiarazione che avrebbe indotto Mediaset ad alzare l’offerta e a mettere in busta i famosi 61,5 milioni di euro, 16,5 in più dell’offerta base. Poco importa che a Cologno Monzese si stiano già leccando i baffi, prefigurando introiti pari a quattro volte la cifra investita. «È roba da Cronache Marziane» replicano da Viale Mazzini. Che sia lungimiranza imprenditoriale o semplice sindrome da «volpe e l’uva» si vedrà.
Quel che è certo è che negli uffici di Rai Sport già oggi si inizierà a discutere del «piano B». «C’è chi vorrebbe mantenere una trasmissione calcistica, magari facendo ricorso a ricostruzioni al computer e chi punta all’interpretazione più estensiva del diritto di cronaca». Fatto sta che nello scacchiere televisivo domenicale le novità non mancheranno. Anche perché gli effetti del colpaccio Mediaset potrebbero ripercuotersi in maniera pesante sulle sorti di Domenica In, con lo spettro di una emorragia di ascolti e una fuga degli investitori. Un contraccolpo che potrebbe trasformare in un pauroso incubo la «beffa dei 100 euro».

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