La Cgil lancia il nuovo tesseramento per il 2026, ma è boom di critiche e di disdette. Diversi i commenti, per non dire centinaia, di chi oggi si lamenta che lo storico sindacato italiano sia diventato oramai solo un epicentro per portare avanti politiche distanti anni luce dai bisogni dei lavoratori. Il punto, però, non riguarda solo un’insoddisfazione generale che si evince leggendo i pareri dei cittadini, ma dall’elevato numero di chi ha fatto parte di quel sindacato e oggi non lo vede più come l’ente garante dei propri diritti.
“Ho la tessera Cgil da quasi 35 anni. Dopo 6 anni come autista di nettezza urbana, sono stato licenziato per fine contratto. Ho cambiato sindacato e trovato lavoro, ma anche lì le ore e i soldi in busta paga non erano congrui. Sono tornato alla Cgil e mi sono lamentato, ma ho ricevuto minacce di licenziamento dopo 23 anni di servizio. Pagato meno di un manovale, poi mi hanno tolto il tesseramento. Mi hanno chiamato in ufficio per sapere perché avevo annullato il tesseramento e gli ho detto che avevo chiesto delle cose che non sono state fatte”, scrive un utente. C’è chi lamenta impreparazione: “Quando chiedete di essere contattati e risponderete al telefono, alle domande e darete informazioni precise per giustificare un altro rinnovo lo farò.
Al momento per il reparto scuola è meglio mago Merlino, ne sa sicuramente di più”. Chi, ancora, ha lasciato in massa: “Io e tutta la mia famiglia e non solo abbiamo abbandonato quel tipo di sindacato, perché fa soltanto politica e scioperi x mettere in ginocchio l'Italia mai più quel sindacato”.
Così come c’è chi contrasta con la leadership di Landini: “Fin quando ci sarà lui non farò più la tessera” e “Voi sindacalisti siete sempre a chiedere soldi agli operai, poi fate scioperi politici che non servano a niente così gli fate perdere anche i soldi in busta, praticamente siete un debito continuo per i lavoratori. Fate ridere Landini per primo”. Insomma, sembra che tra un corteo per la Flotilla e uno per il Venezuela di Maduro, qualcuno stia perdendo consensi per strada. E non sono pochi.